venerdì 21 febbraio 2014

L'Insalata Waldorf e lo sdoganamento del sedano rapa

Mela, sedano rapa, noci...
Mammamia quanto sei brutto, sedano rapa... Tutto bitorzoluto, marroncino spento, pieno di nodi. Se non vi è mai capitato di assaggiarlo e ve lo ritrovate davanti al supermercato fra una bella zucchina infiorata e un peperone vermiglio brillante, sicuramente non vi viene in mente di scegliere LUI, mettervelo nel carrello e sborsare quattrini per portarvelo a casa.

Eppure, quel coso buffo e sgraziato, ripulito della corteccia e preparato a dovere, non solo ha proprietà nutrizionali importanti, ma ha una resa più che gradevole. Dato che fra qualche settimana sarà più difficile reperirlo in giro perché la stagione è agli sgoccioli, approfittiamo per preparare insieme un'insalata “alternativa” facile e veloce che ha per co-protagonista proprio il sedano rapa.

Conosciuto anche come “sedano di Verona”, è un ortaggio da radice più popolare nel Nord Italia che non alle nostre latitudini terroniche. Ricco di olii essenziali profumatissimi come sedanolide – dalle proprietà antireumatiche – e limonene, che gli conferiscono sentori spiccatamente aromatici, il suo sapore è a metà strada fra quello fresco di clorofilla del sedano a coste e quello pungente del ravanello. La consistenza, invece, è simile a quella della patata, così come il colore della polpa, che tende però a ossidarsi e scurirsi.

E panna sia...
Andiamo con ordine con la ricetta, che in realtà non è altro che un classico della cucina internazionale e si chiama Insalata Waldorf - in onore del lussuosissimo hotel newyorkese Astoria-Waldorf per il quale fu appositamente inventata nel 1893 dal maître d'hôtel svizzero Oscar Tschirky

Così su due piedi la domanda sorge spontanea: che c'azzecca l'insalata Waldorf con l'amena Lanciano e con la cucina dal piglio confidenziale del Corvo? La risposta è: svizzero ci è pure un po' Silvano, per gli ingredienti dell'insalata possiamo ricorrere a ottime varietà a km 0 di Frentania e dintorni, e poi st'Insalata Waldorf fa paura ed è un ottimo pretesto per farvi assaggiare il triste e sfigatissimo sedano rapa. 

La ricetta originaria prevede 200 gr di polpa di sedano rapa e 200 gr di mela tagliate entrambe a julienne e bagnate in succo di limone per prevenirne l'ossidazione, più 150 gr. di maionese. Agrumi autoctoni ne abbiamo anche a due passi da noi, sulla Costa dei Trabocchi. La coltivazione dei limoni, in particolare, fu introdotta all'inizio del XX secolo grazie alle attività allora fiorenti del mercato di Lanciano. Oggi gli agrumeti presenti fra Ortona e Fossacesia interessano soltanto poche decine di ettari di terra, ma se passate potete fare scorta di ottimi prodotti a km 0 presso piccole e medie aziende di produzione presenti in loco. 

Insalata Waldorf e pollo grigliato
Per quanto riguarda le mele, per l'Insalata Waldorf scegliete pure la qualità più vicina al vostro gusto personale – dolce o aspra che sia. Fra le varietà tipiche d'Abruzzo ricordiamo la Gelata (con polpa particolarmente soda e zuccherina), la Limoncella (acidula), la Casolana (croccante e aromatica). 

Tutto ciò che va fatto è mescolare la julienne di sedano rapa e mele con la maionese. Per la versione arricchita che vi consigliamo non dovete fare altro che aggiungere, amalgamando delicatamente al tutto, 2-3 cucchiai di panna – animale! - montata, 2-3 cucchiai di succo di limone, e noci

Insalata Waldorf e uova sode
Fate riposare per un paio di ore in frigo e poi diteci se non vi viene voglia di dare una chance al bistrattato sedano rapa... Che oltretutto è anche ricco di ferro, manganese e potassio, e per quanto maionese, panna e noci non siano propriamente ingredienti da dieta dimagrante, almeno lui, quel coso brutto, non fornisce più di di 23 kcal per 100 gr di prodotto. 

Con l'Insalata Waldorf potete accompagnare pollame piuttosto che pesce azzurro e salmone, per arrivare a crostacei e molluschi conditi con un semplice filo d'olio extravergine d'oliva. Se poi preferite non nurtirvi di carne, vi basta un paio di banalissime (?) uova sode. E non schifate più il sedano rapa quando lo incontrate al mercato perché non se lo merita... 

Vi lasciamo col classico-confidenziale seppur anti-galateo Buon Appetito. Cra! 




(Silvia Di Maulo)

sabato 1 febbraio 2014

Novità nel menu

Lancianese che si alza e cammina su esortazione del Corvo,
G. Doré (illustrazione di The Raven, E.A.Poe)
ATTENZIONE! Il Corvo Torvo è un romantico e un nostalgico, e ama conservare i ricordi del passato, incluso quanto contenuto in questo stesso post del blog. Nel frattempo, però, la Carta dei vini e delle birre dell'Osteria è cambiata di nuovo! Quella con gli AGGIORNAMENTI PIÚ RECENTI ED ESATTI la trovate al link seguente:  
http://ilcorvotorvo.blogspot.com/2014/11/il-menu-antigelo-del-corvo.html


Mentre ve ne state accoccolati al caldo dei vostri caloriferi domestici al riparo dalle gelide e tenebrose serate di febbraio, Silvano si prodiga ai fornelli e ci mette del suo affinché questo cupo e dispettosissimo inverno risulti un po' meno scontroso. Per esempio, la ventricina vi sta simpatica? Ecco, mettete via libri, plaid e umore letargico, schiodatevi dalla poltrona e fate due passi per il centro di Lanciano, fra le altre cose qua al Corvo vi aspetta una bella, buona, cordialissima chitarrina al ragù di ventricina

Riconciliatevi con gli arcani corsi e ricorsi stagionali a tavola da noi e date un'occhiata al menu aggiornato di seguito (potete anche scaricarvelo da qui). Cra!




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Il Corvo Torvo - Osteria di Terra
Menu
 
Taglieri 
Carnivoro (salumi e formaggi) € 9,00
Erbivoro (tagliere vegetariano) € 9,00
Corvo Torvo (per 2 persone) € 15,00
Bruschette miste (4 pezzi) € 3,00

Primi  

Strozzapreti al Montepulciano con salsiccia e cannella € 6,00
Risottino al caffè e nocciola € 6,00  
Zuppa di farro e orzo con verdure di stagione € 6,00  
Timballino di polenta grigliata delle terre del sud € 6,00  
Chitarrina al ragu di ventricina e capperi € 6,00 


Cuzzetto di Silvano al lavoro  [foto: M. Lorenzet]
Secondi
Entrecôte di vitellone arrosto con burro aromatizzato (compreso contorno) € 15,00
Filettino di maiale con funghi e nocciole (compreso contorno) € 13,00  
i funghi possono variare in base alla stagione   
Bocconcini di maiale all'aceto balsamico (compreso contorno) € 10,00   
Trancio di caciotta frentana arrosto (compreso contorno) € 7,00  
Petto d'anatra all'arancia con capperi e semi di cumino  (compreso contorno) € 13,00


Contorni 

Verdure in padella € 3,00
Patate in camicia € 3,00



Mousse di gianduia con panna e mandorle
Dolci 
Mousse di gianduia con panna e mandorle € 4,00
Tartufini di cioccolato € 4,00  
Zuppa lancianese € 4,00  
Torta alle pere, nocciole e cioccolato € 4,00
Cheesecake al cioccolato bianco con composta di frutti di bosco € 4,00







(Silvia Di Maulo)

giovedì 26 dicembre 2013

I funghi dell'Alto Sangro (prima parte)

"Cosa essere tu?"
Ai frequentatori abituali del Corvo Torvo non sarà sfuggita una particolare predilezione di Silvano per le pietanze a base di funghi. All'osteria amiamo i funghi, siamo appassionati di funghi, vi proponiamo preparazioni con funghi ogniqualvolta ci è possibile – vale a dire quando favorevoli congiunzioni astrali ci mettono a disposizione materia prima di qualità. Poiché – repetita iuvant – coi funghi non si scherza, e per quanto squisiti siano loro e per quanto golosi siamo noi di loro, il gioco non vale la candela: mai rischiare l'ingestione di esemplari mal conservati e della cui identità non si è pienamente sicuri. Di funghi si può anche morire, la loro raccolta è regolamentata da leggi imprescindibili (per quanto concerne la Regione Abruzzo, in particolare, potete fare affidamento a questo link) e occorre sempre rivolgersi all’Ispettorato Micologico dell'A.S.L. di riferimento per il riconoscimento delle specie fungine raccolte.

Quello dei funghi – o miceti – è un Regno Biologico vastissimo e variegato in quanto a morfologia e numero di specie. In questa sede e in questo contesto non possiamo che dedicarci ai funghi nei quali vi sarà capitato di imbattervi banchettando al Corvo, che sono poi quelli incrociabili per i boschi dell'Alto Sangro e zone limitrofe in particolari circostanze ambientali. In generale, l'unica condizione climatica in cui la fruttificazione micetica si blocca è quella di forte calore e secchezza dell'aria, sebbene in natura si trovino perfino funghi vegetanti su terreni sterili e sabbiosi che si alimentano per mezzo di residui organici presenti nel sottosuolo.

L'apporto nutrizionale dei funghi è abbastanza scarso, e il loro valore alimentare è prettamente gastronomico. In media 100 gr di funghi forniscono dalle 10 alle 20 Kcal. Sono composti da acqua per il 90-94%, protidi per il 2-5%, carboidrati per il 2-4% e lipidi 0-1%. Essendo in essi presenti anche fibre indigeribili – cellulosa e chitina – i funghi possono provocare disturbi di natura gastro-intestinale in soggetti predisposti.

Ora, torniamo ai funghi con cui abbiamo familiarità dalle nostre parti. Abbiamo selezionato un piccolo campionario dei ritrovamenti effettuati dal prode Silvano medesimo durante le sue leggendarie escursioni silvestri. Questa è la prima di una piccola serie di “puntate” di funghi for dummies: date un'occhiata e tenete bene a mente per quando decidete di avventurarvi fra le fitte coltri boschive dei dintorni se non siete tanto pratici (magari indossate pure un bel paio di stivali di gomma e portatevi dietro il TomTom).

Per ogni tipologia di fungo indichiamo il nome scientifico, composto da due termini – il genere e la specie – più i nomi, spesso variabili da luogo a luogo, con cui è conosciuto fra noi comuni mortali.

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Amanita panterina
Amanita pantherina

Cominciamo la rassegna dei funghi in cui avete possibilità di imbattervi dalle nostre parti con un tipetto da evitare assolutamente quanto meno a tavola, a causa della sua velenosità. È molto comune nei boschi di conifera e latifoglia dall'estate all'autunno, ed è conosciuto popolarmente come Amanita panterina, Tignosa rigata, Tignosa bigia e Tignosa bruna.

Il cappello di questo fungo, di forma convessa o piana, ha colore brunastro ed è solitamente ricoperto da piccole verruche bianco latte dai margini striati. Il gambo, bianco, ha forma cilindrica assottigliantesi verso l'alto. Presenta un anello liscio.

L'Amanita panterina non emana odori particolari; come accennavamo è da escluderne l'uso alimentare perché è velenosa. L'ingestione, a parte i più comuni disturbi gastro-intestinali da intossicazione, provoca la cosiddetta sindrome panterinica, una sindrome a “breve latenza” che sopraggiunge dopo circa 15 minuti e non si protrae oltre le 4 ore, con disturbi al sistema nervoso quali euforia, stato confusionale, collera, dilatazione e restringimento della pupilla (midriasi), ipotensione, tachicardia, convulsioni e perfino coma.


 
Boletus edulis, meglio noto come Porcino
Boletus edulis


L'aggettivo latino edulis significa “commestibile, edibile”. I nomi volgari più diffusi per questo fungo sono Ceppatello buono e – soprattutto – Porcino. Lo si può trovare dall'estate fino a tutto l'autunno in tutti i tipi di bosco a esclusione di quelli di larice.

Il cappello è emisferico, poi convesso; è leggermente rugoso e di colore che va dal castagno al biancastro. L'imenio – che è la parte sottostante il cappello che produce le spore, cioè le cellule riproduttive del fungo – è invece di colore bianco-giallastro virante al verde. Il gambo, di colore bianco-grigiastro, si presenta in forme variabili – a volte è cilindrico, altre simile a un bulbo – ed è ricoperto da un reticolo bianco a maglie allungate. La polpa al taglio è di colore bianco con qualche sfumatura rosea, e tale pigmentazione tende a restare stabile. Il carpoforo – l'insieme di cappello, imenio e gambo, ovvero il fungo inteso come “frutto” nella sua interezza – può raggiungere dimensioni abbastanza grandi, con oltre i 30 cm di diametro nel cappello.

Il Porcino ha un odore molto caratteristico e gradevole, ed è fra i funghi più conosciuti e apprezzati per uso gastronomico. È ottimo anche essiccato, polverizzato e conservato sottolio.



Famigliola di Boleti pinicola
Boletus pinicola o Boletus pinophilum

È conosciuto coi nomi volgari Boleto pinicola, Pinicola, Pinofilo, Porcino dei pini e Porcino rosso. È possibile trovarne esemplari da giugno a novembre; in Italia cresce nel Sud in boschi misti di conifera e latifoglia.

Porcini rossi innamorati (forse)
Il cappello, emisferico, è di colore da rossiccio a nerastro, e ha consistenza piena e carnosa. Nell'imenio i tubuli hanno colore giallastro-verdastro, mentre i pori sono piccoli e tondi. Il gambo è robusto e massiccio, ricoperto da un reticolo rossastro. La carne al taglio si presenta bianca. Anche il Pinicola può raggiungere le dimensioni notevoli dell'Edulis.

In cucina è ottimo e presenta caratteristiche organolettiche simili al Porcino.




Porcinello
Boletus rufus o Leccinum aurantiacum



È conosciuto coi nomi volgari Boleto rufo, Leccino, Porcinello, Rossino (il latino rufus significa letteralmente “dai capelli rossi”, mentre aurantiacum ha il significato di “aranciato”). Lo si trova in autunno, in particolare in boschi di betulla e pioppo.

Presenta un cappello inizialmente emisferico, poi convesso e piano, di colore arancio. L'imenio è formato da pori piccoli e tondi, e lunghi tubuli di colore grigiastro. Il gambo, di forma cilindrica, è piuttosto lungo e si assottiglia verso la parte alta; in superficie è rugoso e striato, e presenta squame scure.

Quando si taglia il fungo, la polpa a contatto con l'aria tende a ossidarsi dal grigio verso il rosa e l'azzurro.

L'odore del Boletus rufus non presenta particolarità apprezzabili, mentre in cucina ha buona resa e buona appetibilità. In cottura diventa nero. Il gambo resta abbastanza legnoso, e per questo c'è chi lo scarta salvando esclusivamente il cappello.


(Silvia Di Maulo)