Siete sul blog dell'Osteria Il Corvo Torvo di Lanciano (CH). Parliamo di Gastronomia, Buon Bere, Arte, Territorio. Mettetevi comodi, siete i benvenuti!
Al Corvo Torvo i muri hanno sempre qualcosa
di speciale da raccontare e le storie cui si è scelto di dare spazio nel corrente mese di giugno sono narrate da Mauro Voccia.
"This thing of darkness I aknoledge mine", W. Shakespeare - Silvano si misura col suo alter ego dominicano
I personaggi
di queste storie non hanno nulla, di inventato o di novellistico in
realtà, si tratta di persone vere. L'autore ha incrociato le loro
vite con la sua durante un viaggio nella Repubblica Dominicana, terra
che fu fra i primissimi insediamenti di Colombo e per secoli alla
mercé degli abusi perpetrati dai colonizzatori europei.
Pueblo Dominicano è una mostra fotografica che raccoglie e condivide la
memoria dei piccoli attimi in cui il cammino di Mauro Voccia ha
intersecato quello di esseri umani che vivono un quotidiano scarno ma
sostanziale, molto distante dalla frenetica sovrastrutturazione delle
nostre latitudini. Gli stessi scatti di Mauro Voccia sono tutti
giocati sull'essenzialità del bianco e nero e sulla luce - con relative ombre - degli intensi
sguardi condivisi.
Oltre a Pueblo Dominicano, in sala sono presenti anche due scattiche Mauro Voccia ha affidato alla rielaborazione di Silvia Romano e Laura Rosati.
Dove saranno mai tutte queste persone, adesso? Cosa staranno facendo? Cosa pensavano mentre la reflex ne scrutava e sequestrava la posa? Passate a circondarvi di begli occhi e
viaggiategli dentro fino ai Caraibi, ai pensieri e oltre: il Pueblo Domenicano
di Mauro Voccia accompagnerà le pareti del Corvo Torvo fino al 31 luglio. Non perdetevelo!
Sulla spinosa questione Ombrina Mare 2
si discute ormai da tempo e vi rimandiamo, a tal proposito, alle
informazioni puntuali e dettagliatissime disponibili sul blog di Nuovo Senso Civico. Il movimento, facente capo ad Alessandro Lanci, da circa 7
anni svolge un'intensa attività di sensibilizzazione sulle diverse e
controverse problematiche di ordine ambientale che minacciano fin
troppo da vicino il nostro territorio – fra cui, per l'appunto,
l'orrido progetto della piattaforma petrolifera che dovrebbe vedere
la luce a circa 6 km dalla Costa dei Trabocchi (che già dal 2001, in sede
parlamentare, è stata indicata invece come area destinata a parco nazionale).
Sul blog del
Corvo non possiamo non ricordarvi che il prossimo 23 maggio, proprio
qui a Lanciano, il coordinamento No Ombrina aspetta tutti a braccia
aperte e a gole spiegate per esprimere insieme un rifiuto netto e
senza compromessi alla petrolizzazione dell'Abruzzo.
Il corteo
partirà da viale Cappuccini 445 (zona Marcianese) alle 15:00 per
arrivare fino a Piazza Plebiscito, a piedi o magari in bici. E per quanto ridicolo,
superfluo e evidentemente innecessario possa suonare questoa piedi,
qua ci piace specificarlo perché poi, per tirare le somme, la vera
nota dolente di certi massacri antiecologici sta nel fatto che ci
pesano le terga in maniera grottesca. Se ci ritroviamo a fare i
conti muso a muso con raffinerie e rogne connesse è anche perché ci
siamo pressoché disabituati a misurare gli spazi cittadini – perfino quelli di quartiere – a passi pedestri o salutari pedalate.
Siamo una massa di culoni pigri e purtroppo le automobili non vanno ancora con la forza del pensiero, ma a derivati del petrolio. E se è vero che l'indotto
metalmeccanico della Val di Sangro dà da mangiare a migliaia di
residenti ormai da decenni, è possibile mai che l'unico orizzonte
economico perseguibile su questo territorio debba continuare a
impantanarsi nel catrame?
Il Corvo gracchia No Ombrina in difesa
delle risorse ambientali, del turismo e della salvaguardia delle
nostre povere e già stressatissime cellule. Quindi scolliamo le
nostre carni flaccide dai sedili e reimpariamo a macinare terreno con
la vecchia e affidabilissima energia muscolare.
Il23 maggio il Corvo è aperto eccezionalmente anche a pranzo per ospitare e agevolare chi viene da fuori; poi
alle 15:00 vola alla manifestazione– più tonico, più bello e più econostenibile che mai. Non
mancate perché è davvero importante per tutti, cra!
Qualche tempo fa, quando (Con)Fusioni era appena alla
seconda edizione, Luca Di Francescantonio -deus ex machina della kermesse multidisciplinare
di cui sopra - buttò giù e condivise la seguente riflessione riguardo
alla vivace accoglienza riscontrata nel pubblico lancianese: «L'incompiuto che offre infinite
strade. Dallo stato di confusione creativa, il caos primordiale, c'è
la scelta della libertà ideale, del segno, dell'espressione
efficace. (Con)Fusioni è molte cose, non solo la provocazione in sé,
mi piace pensarla anche come "evento-test" per gli artisti:
se hanno dubbi prima di scegliere c'è un pubblico apposta per loro
per sperimentare».
Si sa: la seconda volta, dopo un qualunque ipotetico
debutto di successo, è un appuntamento cruciale. Il secondo libro dopo un best-seller,
il secondo disco al séguito di un tormentone estivo, la
seconda mangiata in un medesimo ristorante che siete tornati a scegliere con l'acquolina: queste sono tutte
esperienze che, se non in grado di bissare e – meglio ancora – superare il buon sapore lasciato in bocca dalla gloriosa pratica
d'esordio, allora è un casino, si compromette tutto il passato e
si tagliano le gambe di netto al futuro.
Ora, da (Con)Fusioni Atto II sono passati 4 anni ormai,
e ogni successiva edizione del festival è riuscita a catalizzare attorno a sé
l'attenzione di larga parte della comunità cittadina: vuoi perché
la tematica dell'indefinito/indefinibile si apre per definizione (!)
a infinite (!!) nonché fertilissime e stimolanti elucubrazioni; vuoi
perché il collettivo organizzatore Arena7ha di volta in volta
cercato, voluto e ottenuto il coinvolgimento attivo di numerosissimi
creativi del territorio.
(Con)Fusioni Off è lo spin off curato da Federica Di Castelnuovo – con la collaborazione dell'associazione Amici di Lancianovecchia–della grande madre (Con)Fusioni che questa
primavera, dal 15 al 24 maggio, abbraccia in prima persona anche Il
Corvo Torvo nella speciale sezione culinaria Cucina Confusa, insieme a
un nutrito numero di colleghi ristoratori. Per una volta possiamo
dire che la gastronomia è un'arte?
Per farla breve, se passate a
cena durante (Con)Fusioni Off, oltre a tutto quello che trovate nel
consueto menu alla carta vi aspetta un piatto speciale dedicato alla
creatività, gli Gnocchi in
zibaldone (gnocchi di patate, taleggio, nocciole e caffè). Quindi
abbandonatevi al potere sinestetico della forchetta e godetevi tutti
gli appuntamenti multidisciplinari che attraverseranno in lungo e in
largo Lanciano nella seconda metà di maggio.
Poteva mai Silvano mettere su un
calendario dedicato al blues dalla testa ai piedi senza pensare ai
Dago Red? E infatti il 27 marzo per Puzza Fa' Lu Blues ci sono
proprio loro, al Corvo Torvo sono stati già diverse volte e sono di
casa.
Ormai sono passati quasi 20 anni da quando la band si è
formata a Guardiagrele (CH) per iniziativa di Nicola Palanza, Marco
Pellegrini e Giuseppe Mascitelli, e da allora hanno pubblicato tre
album - il più recente è il s/t del 2009 -di folk'n blues con canzoni originali incentrate sulla vita di
tutti i giorni e su piccoli grandi drammi quotidiani fatti di disoccupazione,
alcolismo, malattia mentale.
[Ph.: Matteo Lorenzet]
Dal 1998 in poi hanno preso parte a
numerosi festivalblues attraversando l'Europa, ampliando la
formazione originale fino ai sei elementi attuali (si sono aggiunti
Angelo Tracanna, Fausto Troilo e Paola Ceroli), suonando in giro in
acustica e inframmezando i propri inediti con classiciblues e folk. La formula del Corvo Torvo è quella che conoscete: cena con la
cucina di Silvano Piccirilli – quitrovate il menu alla carta, e se
decidete di venire a mangiare in gruppo potete dare anche uno sguardo
alle tre proposte di menu fisso a questo link – e poi concerto dei
Dago Red con ingresso libero per tutti, ricordandovi che la
prenotazione al tavolo è prevista per i soli leccheloni cenanti.
Il Corvo risponde allo 0872 716303
nonché su Facebook. Buon blues a tutti!
Il blues è una storia seria e
importante, Il Corvo Torvo se lo sente addosso e il solenne e ieraticissimo
Silvano gli ha voluto dedicare tutta la seconda ondata di
appuntamenti live di questa stagione che prende il via venerdì 27febbraio.
Il primo concerto di Puzza Fa' Lu Blues
è quello di The Bigballs Eggs & Cheese (le grandi
pallotte cac'e ove), trio composto da Janis J. Winter (voce),
Pierluigi Petricca (slide guitar) e Marco Pellegrini (harp &
guitar). E non a caso si inizia con loro, che si dedicano a uno
stile particolare di blues – lo stile delle origini, il Delta
Blues.Per delta si intende la foce del Mississippi, il
fiumone lunghissimo che attraversa gli USA dal Nord del Minnesota per
10 stati federati per riversarsi nelle acque del Golfo del Messico in
Louisiana dopo quasi 4000 km.
Nei territori del Sud, fra le colline
dello Stato del Mississippi, con tutta probabilità è nato il blues
alla fine del XIX secolo, in un contesto rurale di estrema povertà e
piantagioni di cotone su cui si spaccavano la schiena e riversavano
sudore gli schiavi afroamericani.
Blues è un termine che già dalla
prima metà del 1800, in quei luoghi, si riferisce alla noia, al
tedio. Sicuramente le popolazioni nere costrette a lunghe ore di
faticoso appiattimento nei campi non se la spassavano granché, e col
tempo blues passò a indicare tristezza e malinconia veri e propri.
C'è un'espressione ancora corrente che recita I've got the blues, e
il blue è il colore del magone più mesto.
Il Delta Blues ha rappresentato la
naturale e primigenia evoluzione dei lamenti di dolore che le vittime
degli schiavisti negrieri si scambiavano faticando fra le piante di
cotone. Il blues nasce dai canti di lavoro, caratterizzati da figure
ritmiche ripetute ossessivamente, strofi essenziali dai versi
generalmente non rimati che davano voce a profanissime lacerazioni
del vissuto quotidiano.
Con l'abolizione – sulla carta –
della schiavitù, il blues si emancipa dal contesto agricolo, e i
musicisti del Delta assumono consapevolezza identitaria della propria
arte, definendola via via professionalmente. Fra la fine degli anni
'20 e il decennio successivo il blues si afferma progressivamente
come musica della comunità afroamericana diffondendosi aldifuori delle contee del
Sud. Ce ne sarebbero da dire ancora
parecchie. Dato che si tratta di musica, e dato che la
musica passa per le orecchie, e dato ancora che ce ne sarà da
ascoltare parecchia durante Puzza Fa' Lu Blues, qui di séguito ci
facciamo insieme una bella infarinata propedeutica di Delta
Blues a mo' di cotolette. Quali furono i maggiori esponenti di questo stile originario?
CHARLEY PATTON (1891–1934) è da
molti considerato l'iniziatore dello stile Delta Blues, e nonostante
fosse un ometto basso e magrolino, aveva un vocione davvero potente.
Sapeva il fatto suo quando suonava dal vivo, era un intrattenitore
nato e viene descritto come il classico bluesmancarismatico e
scavezzacollo. In realtà – a differenza di altri suoi
contemporanei colleghi dalle esistenze vagabonde e arruffatissime –
è ricordato come il primo vero musicista blues professionista, nel
senso che si esibiva in occasioni programmate. Figlio del Mississippi
di sangue misto – nero, bianco e perfino Cherokee – Patton amava
far vibrare le corde della sua chitarra all'Hawaiiana, tenendosela
sul grembo, glissando con il bottleneck o con un coltellino
tascabile.
HUDDIE WILLIAM LEDBETTER, conosciuto come Leadbelly o Lead Belly(1885–1949), in realtà non nacque né visse nel Mississippi ma più a ovest,
fra Texas e Louisiana, e poi a New York. Ciononostante, la sua
esperienza di musicista folk-blues è parzialmente sovrapponibile al
mood Delta, e vale la pena citarlo. Si divise la giovinezza fra il
lavoro nei campi di cotone e lo studio appassionato di fisarmonica e
chitarra. Ben presto fu in grado di guadagnarsi da vivere suonando,
sebbene la personalità burrascosa lo portò in prigione per diverse
volte, anche per omicidio. Il nomignolo Lead Belly–pancia di
piombo– gli fu affibiato proprio dietro le sbarre per essersi
preso una pallottola nell'addome mai estratta. E in
prigione Ledbetter ebbe l'opportunità di ascoltare, imparare e
assorbire dai compagni di sventura una gran quantità di canti
popolari e tradizionali. L'attività di riscoperta delle radici
musicali degli afroamericani operata da Leadbelly nella sua musica
ebbe un'enorme influenza, a partire dalla fine degli anni '60 in poi,
sul revival folk che attraversò gli USA giungendo ai giorni nostri
fino al mainstream. Where Did You Sleep Last Night dei Nirvana, ad
esempio, è in realtà una cover di Black Girl di Lead Belly.
ROBERT JOHNSON (1911–1938) è stato
un musicista di grandissimo talento ed inseguì il sogno di diventare
un bluesman professionista per tutta la sua brevissima esistenza.
Questa aspirazione era in lui talmente totalizzante che ne nacque
tutta una serie di tetre leggende che lo vollero non solo essere
solito vagabondare per cimiteri con la sua chitarra, ma addirittura
essersi venduto l'anima a Satana in cambio di uno strumento
prodigioso. La verità era che Johnson si immerse ossessivamente
nella musica fino alla consunzione psicofisica, oltreché al
raggiungimento di livelli tecnici eccelsi nel fingerpicking. Rimasto
vedovo appena diciottenne, non si riprese mai dal trauma e
l'alcolismo lo sfiancò di lì in poi. Morì ad appena 27 anni - come
tante icone “maledette” della popular music – non si sa bene
come: c'è chi lo vuole avvelenato per gelosia da una donna, chi
sfinito da un attacco epilettico, e chi ancora ci vede la mano
del Diavolo.
SON HOUSE (1902–1988) era stato il burlone che aveva diffuso la leggenda
sulla presunto patto col Diavolo di Robert Johnson di cui sopra.
Aveva un timbro di voce caldo e sensuale, amava le donne – o per lo meno non riusciva a starne lontano, dato che se ne
sposò 5 - ed ebbe una vita alquanto spericolata, divisa fra sacro
e profano: fu predicatore per la Chiesa Battista, si fece qualche
anno di galera per omicidio e quando uscì abbandonò il Mississippi
per New York. Nella Grande Mela lavorò da semplice operaio, per poi
tornare al blues nella seconda metà degli anni '60 esibendosi anche
in Europa. Se lo portò via un cancro alla laringe a Detroit, dopo
aver sofferto anche di Parkinson e Alzheimer. Pochi anni fa The
White Stripes hanno coverizzato la sua Death Letter Blues.
Al
Delta sono legate anche le infanzie biografica e musicale delRe del Boogiee della scena blues di Detroit, JOHN LEE HOOKER (1917–2001). Hooker nacque nel Mississippi e fu tirato su, nei primissimi
anni, a pane e spirituals, poiché il padre era un predicatore
battista. Dopo il divorzio dei genitori, Hooker si ritrovò per
patrigno un musicista che si esibiva con Charley Patton (vedi sopra),
e così fu introdotto al mondo del blues molto precocemente,
continuando a suonare, cantare e incidere anche quando dovette
trasferirsi a Detroit lavorando come metalmeccanico. Col tempo
divente una star acclamata, comparve nel film The Blues Brothers e
trascorse una vecchiaia serena ed economicamente florida.
'MISSISSIPPI' FRED MCDOWELL(1904–1972) nacque e visse per la maggior parte
della sua vita in Tennessee suonando per fiere e feste di paese.
Diventò famoso soltanto alla fine degli anni '50 grazie
all'etnomusicologo Alan Lomax, fautore della “scoperta” di
diversi talentuosi musicisti del Delta. McDowell rimase sempre fedele
ortodosso delblues più radicale e più volte affermò di sentirsi
musicalmente estraneo a ciò che veniva definito come rock'n'roll.
Utilizzava bottleneck e Dobro– chitarra inventata negli anni '20
dotata di un risonatore interno in grado di amplificarne notevolmente
il suono.
AncheBOOKER T. WASHINGTON 'BUKKA' WHITE(1909–1977) era figlio del
Mississippi e anche lui, in gioventù, ebbe il privilegio di entrare
in contatto col padre del Delta Blues, Charley Patton. Già il
polistrumentista papà di Bukka aveva introdotto l'erede al violino e
poi alla chitarra, nonostante l'opposizione della nonna, che non
voleva si suonasse musica del diavolo in casa. E anche Bukka White,
come altri illustri colleghi, ebbe qualche guaio con la legge finendo
per qualche anno, con l'accusa di omicidio, in galera, dove però
godeva del rispetto di tutti e dove trasse ispirazione per diverse
canzoni incise in séguito da uomo libero. Cugino di B.B. King,
personalità trascinante, Bukka White continuò a far musica per
tutta la vita.
Dopo
quest'immersione non ci resta che darvi appuntamento a venerdì 27 febbraio al
Corvo Torvo, in Corso Roma 92, con il Delta Blues dei The Bigballs Eggs & Cheese. Trovate il calendario completo di Pizza
Fa' Lu Blues a questo link. Boom boom boom e cra!