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venerdì 11 dicembre 2015

Per tutto quanto: grazie.

Quelle che state per leggere sono le parole più brutte e prive di senso pubblicate da due anni e qualcosa a questa parte sul blog. 

Il Corvo chiude. Niente più cra-cra, oste rilassato, foglie di ceramica, Francesca e Annalisa che si smazzano fra i tavoli mentre vi prendete qualche chiovo potente scarabocchiando le tovagliette di carta... Manco più musica figa, nulla più, tutto finito. Un posto così nei paraggi non c'è. Chiedetevi se c'è, e rispondetevi da soli no non c'è, per un milione di motivi. Pregi e difetti del caso, tutto insieme... Sommate e sottraete. Ma non c'è un posto così, non ci sarà più. 

La cosa più orrenda di tutte è che Il Corvo non chiude perché non ci va gente, e allora certo che dovrebbe chiudere. Anzi, Il Corvo va bene, e questa è proprio la parte peggiore della questione. Il Corvo è strapieno di gente il sabato, e non riesce a starsene mai tanto per i cavoli suoi manco prima del weekend. Insomma, lavoro ce n'è e pure tanto, ed è probabile che ce ne sarebbe stato ancora di più nei mesi a venire. Lo dice sempre quel coglione boyscout che siamo fuori dalla crisi. E infatti siamo fuori dalla crisi e Il Corvo chiude.

Il fatto è che non importa quanto uno si spezzi la schiena e ci sia da sgobbare davanti ai fornelli e alla lavastoviglie, non importa quanto tu sia pronto a rischiare pur di fare qualcosa che piace a te prima di tutto, in cui sei pronto a mettere la tua faccia, qualcosa che ti appaga, che ti tira da morire e devi fare se non vuoi sputarti quando ti guardi allo specchio, qualcosa di diverso dall'ordinario, di forte, di vero, di fuori mercato – e non importa neanche quanto tutto questo venga ricevuto o apprezzato. Non importa più un cazzo di niente perché lo Stato se lo mangia a tasse, e tu non puoi farci nulla

Sì, questo è un fantastico post che piove, governo ladro, e Il Corvo sostanzialmente chiude per cose poco romantiche e molto pragmatiche, le tasse, perché se hai un'attività di ristorazione e vuoi mettere sulla tavola roba degna rispettando tutte le regole, pure quelle più assurde e pretestuose, poi non solo ti va di lusso se non ci rimetti di tasca tua, ma ti ritrovi pure a tirare a campare in un posto che ha da offrire pochissimo in termini di servizi e cultura e sanità e istruzione. Chi se l'aspettava che sarebbe tutto finito scrivendo cose tipo un Del Debbio da due lire

Ma voi, nei panni di uno che si fa un mazzo tanto per seguire la bellezza e condividerla in tutto quello che tiene sotto mano – nel cibo, sui muri, nell'aria – e vede che questa cosa è accettata, ben voluta, ha riscontro; voi nei panni di uno che poi si ferma a tirare le somme e si rende conto che il sistema gli risucchia metà delle risorse psicofisiche e monetarie, e in cambio gli para davanti un orizzonte di sbattimento a ruota e zero prospettive di miglioramento, nonostante tutto regga alla perfezione; voi, in quei panni lì, quanto resistereste senza strapparveli di dosso e sfanculare tutto? 

Il Corvo chiude perché manco andare bene è più sostenibile. Andare bene è sostenibile fino a quando sei disposto ad accettare lo sfiancamento del morto a galla. Avete figli? Chi ha figli la gloria dopo un po' se la mette sotto le scarpe, perché con la gloria da sola non ci paghi le bollette di casa, e dopo un po' la gloria incattivisce e toglie la voglia di fare. Conservate i ricordi migliori, Il Corvo non c'è più perché non c'è alternativa.

mercoledì 10 giugno 2015

L'acqua, il mare e Il tesoro di Montecristo

Illustrazione di Annalisa Di Carlo
Eravamo rimasti alla manifestazione No Ombrina del 23 maggio, o meglio – qui sul blog – a qualche breve riflessione formulata qualche giorno prima del corteo. 
  
Sull'adesione in massa all'appuntamento, non ci piove. Non ci piove, fra l'altro, è un mezzo gioco di parole da leggere con smorfia, dato che quel pomeriggio s'è abbattuto un diluvio monsonico su Lanciano e lo scompiglio del caso è stato inevitabile. C'era comunque davvero tanta, tanta, tantissima gente, e a prescindere dal resto questo è un fatto notevole e positivo
  
Il resto da cui prescindere di cui sopra è stato – incombenze meteorologiche citate escluse – qualche scivolone folkloristico collaterale, ma pure su questo punto c'è da dire che quando si accende la miccia a una problematica tanto sentita, quando la partecipazione assume dimensioni tanto grandi, va da sé che qua e là si svacchi un po', che la questione diventi suo (nostro?) malgrado pretesto per dell'altro. In fondo e manco troppo in fondo, un selfie a imperitura testimonianza del nostro impegno civile o una sventolata di bandierone fanno tanto fregno, i mi piace col pollicione su ci garbano sempre assai... o no?

Nicola Antonelli e Icks Borea
Foto rubate alla fantastica Luisa
Torniamo al grano e lasciamo da parte la pula. Fra le numerose iniziative che hanno preso corpo in giro per tenere viva l'attenzione sul problema No Ombrina e sulla manifestazione del 23 maggio, al Corvo Torvo, nel suo piccolo e triviale diario digitale, preme serbare ricordo di una in particolare. La sera del 21 maggio Beppe 'Icks' Borea e Nicola Antonelli, con la collaborazione di Annalisa Di Carlo, si sono incontrati nel piazzale dell'ex caserma dei carabinieri vicino al Teatro Fedele Fenaroli, qui a Lanciano, e hanno dato vita a un'entità performativa chiamata Il tesoro di Montecristo
  
Ora, Montecristo è un nome che rimanda alla memoria un bel numero di evocazioni: un po' di esse sono solenni sia per via del monte (che è una cosa alta) sia per il Cristo (che, per chi ha fiducia in certe argomentazioni millenarie, è una cosa altissima per difetto); un altro po' di evocazioni sono invece criptiche, per via del tesoro e della qualità nascosta di pregio che questo lemma si porta appresso per definizione; altre ancora sono un po' letterarie e liquide allo stesso tempo, per via del romanzo di Alexandre Dumas e dell'omonima isola toscana, su cui la leggenda popolare vuole si abbattano misteriose acque maledette. All'acqua del mare, al suo incessante immortale e mai immobile rinnovarsi sempre diverso da sé da milioni di anni, al suo panta rei vitale, avvolgente, riflettente, minacciato dalla mano dell'uomo è stato dedicato l'incontro. 
  
Mentre venivano proiettate le immagini di Nicola immerso nell'Adriatico, lui stesso e Annalisa insudiciavano un mare di tulle, immacolato e inumidito da un gioco d'acqua circolare e anteposto alla medesima proiezione, con un rosso che progressivamente si bruniva fino al nero petrolio. Il velo era infine squarciato. 

Vittore Verratti
Fonte: Il Manifesto dell'Adriatico
Contemporaneamente, Icks prestava la sua voce a tre movimenti recitativi: quello iniziale, attraverso le parole del letterato portoghese José Saramago (1922-2010) sull'infinitezza dell'esperienza naturale e acquatica in particolare, e sulla sua sorprendente, irruente e consolatoria semplicità (il paragrafo conclusivo di Viaggio in Portogallo del 1981, più alcuni versi sul moto ondino); il centrale, con la lettura del Manifesto dell'Adriatico, testo di energica denuncia sui rischi legati alla manipolazione delle risorse ambientali redatto da Vittore Verratti, che è medico e professore di Fisiologia Umana all'Università degli Studi Gabriele d'Annunzio e insieme uomo di lettere e poeta; il conclusivo, il viscerale Show di Giorgio Caproni (1912–1990), un j'accuse rigurgitato addosso all'ipocrisia e all'ostentazione delle gerarchie politiche, sedicenti paladine del Bene Comune – Mare nostrum compreso.
  
Il Corvo ci tiene un mondo, o meglio un mare, a ricordare Il tesoro di Montecristo. Primo, perché buttare tutto in gloriosa retorica e far prendere aria fresca all'ego col pretesto dell'impegno civile è uno sport diffusissimo, ma Icks Borea e Nicola Antonelli non l'hanno praticato; secondo, per la discrezione, la grazia e la pertinenza con cui il valore estetico della performance ha saputo misurarsi con l'attualità dell'orrida faccenda Ombrina
  
Fotografia di Giovanni Colaizzi
Invece di lasciarvi con l'abituale cra di commiato, Il Corvo Torvo scomoda e prende in prestito due penne enormi e mette sul piatto altrettante considerazioni. La prima è una riflessione di Pasolini sull'alterità e sulla difesa della coscienza di classe dall'appiattimento conformista nella lotta per i diritti civili; è del 1975 ed è estrapolata da un testo che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto leggere al Congresso del Partito Radicale – avrebbe perché pochi giorni prima dell'incontro Pasolini fu assassinato. La seconda invece è tratta da La Peste (1947) di Albert Camus e la lasciamo al francese originario a dispetto dei non francofoni. È un piccolo inno all'equilibrio naturale fra l'uomo e il mare di cui si nutre molta della produzione dell'autore

Dove ripulirsi dallo sporco del mondo se non nell'acqua? Che si fa se anche l'acqua dell'Adriatico ce la lasciamo sporcare sotto il naso?

***

[…] Attraverso il marxismo, l'apostolato dei giovani estremisti di estrazione borghese - l'apostolato in favore della coscienza dei diritti e della volontà di realizzarli - altro non è che la rabbia inconscia del borghese povero contro il borghese ricco, del borghese giovane contro il borghese vecchio, del borghese impotente contro il borghese potente, del borghese piccolo contro il borghese grande.
E' un'inconscia guerra civile - mascherata da lotta di classe - dentro l'inferno della coscienza borghese. (Si ricordi bene: sto parlando di estremisti, non di comunisti). Le persone adorabili che non sanno di avere diritti, oppure le persone adorabili che lo sanno ma ci rinunciano - in questa guerra civile mascherata - rivestono una ben nota e antica funzione: quella di essere carne da macello.
Con inconscia ipocrisia, essi sono utilizzati, in primo luogo, come soggetti di un transfert che libera la coscienza dal peso dell'invidia e del rancore economico; e, in secondo luogo, sono lanciati dai borghesi giovani, poveri, incerti e fanatici, come un esercito di paria "puri", in una lotta inconsapevolmente impura, appunto contro i borghesi vecchi, ricchi, certi e fascisti. [...]

Infatti: l'estremista che insegna agli altri ad avere dei diritti, che cosa insegna? Insegna che chi serve ha gli identici diritti di chi comanda. L'estremista che insegna agli altri a lottare per ottenere i propri diritti, che cosa insegna? Insegna che bisogna usufruire degli identici diritti dei padroni. L'estremista che insegna agli altri che coloro che sono sfruttati dagli sfruttatori sono infelici, che cosa insegna? Insegna che bisogna pretendere l'identica felicità degli sfruttatori. Il risultato che in tal modo eventualmente è raggiunto è dunque una identificazione: cioè nel caso migliore una democratizzazione in senso borghese. La tragedia degli estremisti consiste così nell'aver fatto regredire una lotta che essi verbalmente definiscono rivoluzionaria marxista-leninista, in una lotta civile vecchia come la borghesia: essenziale alla stessa esistenza della borghesia. La realizzazione dei propri diritti altro non fa che promuovere chi li ottiene al grado di borghese. [...]

Mentre gli estremisti lottano per i diritti civili marxistizzati pragmaticamente, in nome, come ho detto, di una identificazione finale tra sfruttato e sfruttatore, i comunisti, invece, lottano per i diritti civili in nome di una alterità. Alterità (non semplice alternativa) che per sua stessa natura esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori. […] Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. È ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto. [...]

C'è un'alterità che riguarda la maggioranza e un'alterità che riguarda le minoranze. Il problema che riguarda la distruzione della cultura della classe dominata, come eliminazione di una alterità dialettica e dunque minacciosa, è un problema che riguarda la maggioranza. [...]

Attraverso l'adozione marxistizzata dei diritti civili da parte degli estremisti […] i diritti civili sono entrati a far parte non solo della coscienza, ma anche della dinamica di tutta la classe dirigente italiana di fede progressista. Non parlo dei vostri simpatizzanti. Non parlo di coloro che avete raggiunto nei luoghi più lontani e diversi: fatto di cui siete giustamente orgogliosi. Parlo degli intellettuali socialisti, degli intellettuali comunisti, degli intellettuali cattolici di sinistra, degli intellettuali generici, sic et simpliciter: in questa massa di intellettuali - attraverso i vostri successi - la vostra passione irregolare per la libertà, si è codificata, ha acquistato la certezza del conformismo, e addirittura (attraverso un "modello" imitato sempre dai giovani estremisti) del terrorismo e della demagogia. [...]

Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.

Pier Paolo Pasolini, "Intervento al congresso del Partito Radicale", Saggi sulla politica e sulla società (Mondadori, 1999)




Un moment après, l’auto s’arrêtait près des grilles du port.
La lune s’était levée. Un ciel laiteux projetait partout des ombres pâles. Derrière eux s’étageait la ville et il en venait un souffle chaud et malade qui les poussait vers la mer. Ils montrèrent leurs papiers à un garde qui les examina assez longuement. Ils passèrent et à travers les terre - pleins couverts de tonneaux, parmi les senteurs de vin et de poisson, ils prirent la direction de la jetée. Peu avant d’y arriver, l’odeur de l’iode et des algues leur annonça la mer. Puis ils l’entendirent.

Elle sifflait doucement au pied des grands blocs de la jetée et, comme ils les gravissaient, elle leur apparut, épaisse comme du velours, souple et lisse comme une bête. Ils s’installèrent sur les rochers tournés vers le large. Les eaux se gonflaient et redescendaient lentement. Cette respiration calme de la mer faisait naître et disparaître des reflets huileux à la surface des eaux. Devant eux, la nuit était sans limites. Rieux, qui sentait sous ses doigts le visage grêlé des rochers, était plein d’un étrange bonheur. Tourné vers Tarrou, il devina, sur le visage calme et grave de son ami, ce même bonheur qui n’oubliait rien, pas même l’assassinat.Ils se déshabillèrent. Rieux plongea le premier. Froides d’abord, les eaux lui parurent tièdes quand il remonta. Au bout de quelques brasses, il savait que la mer, ce soir-là, était tiède, de la tiédeur des mers d’automne qui reprennent à la terre la chaleur emmagasinée pendant de longs mois. Il nageait régulièrement. Le battement de ses pieds laissait derrière lui un bouillonnement d’écume, l’eau fuyait le long de ses bras pour se coller à ses jambes. Un lourd clapotement lui apprit que Tarrou avait plongé. Rieux se mit sur le dos et se tint immobile, face au ciel renversé, plein de lune et d’étoiles.Il respira longuement. Puis il perçut de plus en plus distinctement un bruit d’eau battue, étrangement clair dans le silence et la solitude de la nuit.
Tarrou se rapprochait, on entendit bientôt sa respiration. Rieux se retourna, se mit au niveau de son ami, et nagea dans le même rythme. Tarrou avançait avec plus de puissance que lui et il dut précipiter son allure. Pendant quelques minutes, ils avancèrent avec la même cadence et la même vigueur, solitaires, loin du monde, libérés enfin de la ville et de la peste. Rieux s’arrêta le premier et ils revinrent lentement, sauf à un moment où ils entrèrent dans un courant glacé. Sans rien dire, ils précipitèrent tous deux leur mouvement, fouettés par cette surprise de la mer.

Albert Camus, La Peste (Editions Gallimard 1947)

lunedì 26 gennaio 2015

Puzza Fa' Lu Blues

Il Corvo è il pennuto dall'animo Torvo, nostalgico e languido per antonomasia, e qua all'Osteria tutto è traboccante di blues – persino le coppe dei dessert prima di essere consolate a mestolate di creme goduriose da Silvano. Insomma, è sì un fatto di musica ma non esclusivamente: qua il blues scorre nel sangue, sotto la pelle e pure nelle stoviglie, e chi vuole bene a questo posto per affinità elettive non potrà non apprezzare quanto stiamo per annunciare.

Da fine febbraio, un venerdì sì e uno no e fino a primavera inoltrata – poi arriverà il caldo e si spera ci saremo lasciati alle spalle struggimenti vari in onore di espadrillas e spensieratezza – Puzza Fa' Lu Blues celebrerà questo mood per anime sospese fra tormento, sensualissimo scazzo e cadenzato tasso alcolemico con cinque appuntamenti di musica live che non potete e non vorrete perdervi. 



I concerti, come da rotadissimo costume, sono a ingresso libero22:30, 23:00 trattabili.
Ricordiamo sempre che si accettano prenotazioni ai tavoli esclusivamente per chi si ferma a cena. Se ci seguite virtualmente ma non avete ancora fisicamente sperimentato la cucina del Corvo, non possiamo che invitarvi a cogliere l'occasione e raggiungerci prima del live per dedicarvi alla sezione mangereccia (il menu attuale lo trovate cliccando qui). 



Il calendario di Puzza Fa' Lu Blues è qui di séguito:
  • venerdì 27 febbraio – The Bigballs Eggs and Cheese (Delta Blues anni '30)
  • venerdì 13 marzo – The Swamp (swing blues)
  • venerdì 27 marzo – Dago Red
  • venerdì 10 aprile – Mammasé Blues Band
  • venerdì 24 aprile – Federico Sirianni in Vernon, Matilda e altre storie - omaggio a Tom Waits
I contatti per le informazioni e le prenotazioni invece sono i soliti: telefono - 0872 716303 oppure 347 7158527 - e Profilo Facebook di Silvano.

Locandina a dir poco stilosissima a cura di Annalisa Di Carlo
 

mercoledì 1 ottobre 2014

L'almanacco di ottobre 2014

Se vi riconoscete sulle foto del mese di ottobre converrete con noi che, oltre a essere dei tipetti nient'affatto poco fotogenici – complimenti vivissimi a tutti – a oggi si presume abbiate dei ricordi pregevoli legati al Corvo Torvo, in quanto portatori sani di corde vocali quantomeno intonate e/o ritmo nel sangue. Sono tutti scatti acchiappati al volo da Matteo Lorenzet nel corso di memorabili appuntamenti musicali che hanno coinvolto in prima persona le ugole d'oro degli aficionados dell'Osteria

A proposito, ricordate che a dispetto del clima più che tiepido di quest'autunno, a dispetto dei continui avvistamenti di bermuda registrati in giro per Lanciano, il fresco prima o poi arriverà – e sappiate che il Corvo Torvo ha programmato un bel po' di musica live per confortarvi nel lungo letargo in entrata. Quindi stay tuned, come dicono i vecchi teddy boys e i giovani bimbiminkia. 

Per questo mese si brinda a Nicò della Tenuta Ferrante, un Montepulciano speziato e intenso come i colori che ci regalano aggratis i generosi boschi in questo periodo dell'anno. Appena la volpe disegno-donata da Debora Vinciguerra si sveglia dal pisolino, ci accompagnamo una bella sagnetta al cacao con zucca e funghi: Silvano, da bravo antichef, non può che condividere la ricetta con voi - e che je frega!, tanto mica vi esce buona come la sua... 

Ri-ringraziando Annalisa Di Carlo per aver dato corpo e vita all'almanacco, non ci resta che ri-ricordarvi di dare un occhio ai nostri potenti mezzi virtuali – … Facebook! - per gli aggiornamenti sugli eventi in arrivo. 

Fragoroso e sempiterno cra a tutti!



(Silvia Di Maulo)

lunedì 1 settembre 2014

L'almanacco di settembre 2014

Settembre è il mese dei sospiri, a settembre si fanno tutti un po' malinconici, e qui a Lanciano tutti un po' di più. Perché a Lanciano, a settembre, ci sono le Feste, ogni sera se ne festeggia (almeno) una, e i sospiri -  paradosso! - si fanno più profondi e laconici. Per prima cosa perché come al solito piove, e così sembra tutto un brusco capitombolo contro l'armadio invernale dei cappotti, degli ombrelli, del Tachiflù.

E il Corvo sospira con voi, e rimpiange canotta e bermuda, perché col freddo tutto s'accorcia e sembra alquanto misero – i raggi del sole, le passeggiate, la colonnina del mercurio nel termometro. Solo i pantaloni e le maniche si allungano con la pioggia del Settembre Lancianese, e le luci dei giostrai giù alla Pietrosa sono una specie di elegia all'estate che fa Ciao, è stato bello, voglio ricordarti col sorriso. E allora è doveroso consolarci insieme, alla nostra maniera...

Debora Vinciguerra
al settembre del nostro calendario ha dedicato una lumaca di terra, così il capitombolo di prima magari rallenta un attimo e concede il tempo di adattarsi all'incombenza degli infagottamenti da meteo infausto. Silvano ha abbinato un appetitoso timballino di polenta di mezzastagione, da mandare giù con un bel calice rubino intenso di Montepulciano d'Abruzzo DOC Quercia dell'Azienda Agricola Bardella di Ortona (CH). Le splendide fotografie "storiche" di questo mese sono di Matteo e Annalisa.  


Cimentatevi anche voi a casa, la ricetta è qui sotto. E poi alzate il musetto e smettete di sospirare, passerà questa pioggia sottile e il Corvo è sempre pronto ad accogliervi nella sua tana al calduccio.



(Silvia Di Maulo)

martedì 1 luglio 2014

I 10 anni del Corvo: l'almanacco di luglio 2014

Cosa ci fa l'immagine della copertina di un calendario 2014 sul blog dell'Osteria, a inizio luglio...?


Eh. Ci fa. Ci fa eccome. Sì che ci fa!

Riavvolgiamo il nastro di qualche mese, per cominciare, ché sennò non si capisce niente. Lo scorso marzo Silvano e Debora hanno festeggiato i primi 10 anni del Corvo - due lustri perfetti di ricordi: tante pappe squisite, bevute alla salute di tutti nessuno escluso, e poi musica, arte e tutto il resto... 

Da qui l'idea di festeggiare pure da queste parti, su questi lidi virtuali. Alla moda del Corvo: con un sorriso spontaneo che esce da sé quando meno te lo aspetti fra un bicchiere di vino e una zuppa lancianese smezzata, nel pieno relax della siesta estiva, quando tutto resta un po' in sospeso – ma in un sospeso bello, non di quello con le ansie. Un sospeso leggero leggero

Si capisce cosa intendiamo? Vabbè, per farla breve. Volevamo celebrare il Corvo con un calendario, volevamo farlo con la bella stagione, che finalmente sembra aver ingranato. Quindi pensate al Corvo come a una specie di fenice che nasce e rinasce dal sole - ma senza stirare le zampe!, e spalmatevi di protezione 50: da questo luminoso mese di luglio, ogni primo del mese liberiamo nell'etere virtuale il festeggioso almanacco mensile dell'Osteria. Ci trovate ricette “storiche” del Corvo con rispettivi consigli enologici, e tante memorie sparse. 

Il tutto è stato preparato a mano con tanto amore da tutti noi, staff e amici: Silvano Piccirilli, che ha fornito ricette e abbinamenti vini – e soprattutto ha aperto il Corvo 10 anni fa; Debora Vinciguerra, che ha realizzato le illustrazioni – e che illustrazioni!; Silvia Di Maulo che ha avuto l'idea, ha curato il layout e ottimizzato le risorse; Matteo Lorenzet, Marco Pallini e Annalisa Di Carlo – autori delle fotografie splendide; Francesca Rapino, per il supporto spirituale e i preziosi consigli; ancora Annalisa Di Carlo, autrice dei testi e della grafica del progetto. Ok, siamo di parte. Ma oggettivamente ne è uscito un bel lavoro e siamo felici di condividerlo con voi.

I nostri ringraziamenti specialissimi a Tenuta Ferrante, Azienda Vinicola De Luca, F.lli Legonziano, Azienda Agricola Bardella di Giorgio Enzo e Cantine RoVeri, per la collaborazione e il sostegno. 

E ora godetevi luglio, il sole, il mare, il farro, il Sipario De Luca, la Ztl e i tavolini fuori dal Corvo nei finesettimana – cra!


(Silvia Di Maulo)