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domenica 15 novembre 2015

Dago Red in concerto il 20 novembre con PerCorsoRoma

Ogni pretesto è giusto e sacrosanto per ospitare i Dago Red fra le solide e pietrose mura del Corvo.

Stavolta l'occasione buona ce l'ha apparecchiata su un piatto d'argento PerCorso Roma, che il prossimo venerdì riempirà i locali aderenti di Blues&Food con 7 eventi live di musica che spazia dal blues al jazz passando per tutte le felici e disparate contaminazioni del caso. Bello, no?

I Dago Red suoneranno all'Osteria il 20 novembre, a partire dalle 21.30, e torneranno a condividere il loro repertorio di folk e blues nutrito di brani storici del genere, insieme a pezzi originali tratti dai 3 album all'attivo – che potete ascoltarvi anche online direttamente da qui. 


Di loro abbiamo già detto e scritto, ci piacciono un sacco e li aspettiamo ad ali spalancate, perché sanno di buono, di familiare, di caldo e corroborante, come il vino rosso tracannato dai disgraziati dagoes italici immigrati che cercavano fortuna – o perlomeno sopravvivenza - nel Nord-America dei primi decenni del secolo scorso; come quel conforto alcolemico un po' cerimoniale e un altro po' scavezzacollo che si portano nel nome, e che riecheggia negli aromi e nei colori nell'orizzonte domestico, modesto eppure classico, nella sua essenzialità venata di dissacrante ironia 100% bluesy, dell'omonima raccolta di racconti – Dago Red, per l'appunto – del corregionale John Fante.

Vi consigliamo di prenotare per tempo, perché quando ci sono i Dago Red nei paraggi i tavoli vanno via come il pane – non stiamo esagerando. Quindi chiamateci allo 0872 716303, e poi keep on bluesin' e keep on cra-cra-cra!

venerdì 17 aprile 2015

Omaggio a Tom Waits con Federico Sirianni, venerdì 24 aprile

Federico Sirianni è un caro amico del Corvo; abbiamo già avuto modo di ascoltarlo qui e apprezzarlo in diverse occasioni anche coi suoi brani originali. Per l'appuntamento che chiude questa prima edizione - e magari non ultima...? - di Puzza Fa' Lu Blues ci torna a trovare per un omaggio a Tom Waits, una delle grandi passioni di Silvano. Col cantautore genovese ci sarà il supporto strumentale di Stefano Barbati.

Non possiamo che consigliarvi caldamente di esserci, come sempre l'ingresso è libero e il live avrà inizio verso le 22.00 abbondanti. Chi volesse raggiungerci per la cena, che precede il concerto, può prenotare al numero 0872 71630 o via Facebook. 

Per ora eccovi le tre canzoni di Waits "della vita" di Silvano. Buon ascolto e buona musica! 

martedì 7 aprile 2015

Blues elettrico con Mamasé Blues Band il 10 aprile - Speciale Puzza Fa' Lu Blues

Chi e che cosa si nasconde dietro l'apparentemente femminea denominazione Mamasé Blues Band? Donne? Nonne? Gonne? Bluse?

Niente di tutto questo, bensì il progetto blues che coinvolge quattro musici già noti ai radar del Corvo e ai suoi attenti e buongustai avventori, vale a dire Marco Pellegrini (voce, armonica e chitarra), Stefano Di Matteo (chitarra), Nicola Di Camillo (basso) e Fausto Troilo (drums). Quindi è facile che vi sembri di non sapere cos'è 'sta Mamasé Blues Band, ma in realtà probabilmente la conoscete in pezzi di mosaico, o meglio potete avere quantomeno cognizione di quello che è capace di fare – e comprendete bene che il prossimo appuntamento di Puzza Fa' Lu Blues vi/ci aspetta un seratone. 

Venerdì 10 aprile facciamo un viaggione con la Mamasé Blues Band che parte da Chicago e arriva idealmente – sonoramente – alle coste della California, al blues elettrico e alle radici del rock blues.

Già che ci siamo torniamo brevemente alla saga Puzza Fa' Lu Blues e spendiamo due parole sul blues di Chicago, che rappresenta la naturale evoluzione del capitolo Delta blues cui abbiamo già accennato. 

 

Ci eravamo salutati alla fine degli anni '30 nei campi di cotone del Sud-Est degli USA. Durante la Seconda Guerra Mondiale circa il 10% della popolazione nera dell'agricolo Mississippi emigrò nei grandi centri del Middlewest per trovare lavoro nell'industria bellica. Dal contesto d'origine, gli afroamericani si portarono dietro il blues del Delta avviluppandone le essenziali radici rurali con le nuove istanze elettrificate dettate dall'ambiente urbano. Tale mescolanza fu all'origine dello stile Chicago. 

Questa sorta di conciliazione ideale fra vecchio e nuovo si definì attraverso modelli ispiratori che avevano espresso i caratteri più innovatori del blues del Mississippi, e in particolare Robert Johnson. Johnson, tormentatissimo bluesman risucchiato dalla passione per la musica, era più anziano di due anni appena di quello che è considerato il padre del blues di Chicago, e che è poi la prima fra le grandi personalità legate a questo stile che di séguito rassegnamo alla vostra mercé tipo panoramica sommaria tutt'altro che esaustiva su quello che ascolteremo con la Mamasé. 

Dicevamo, il padre del blues di Chicago – chi sarà mai? Ovviamente: McKinley Morganfield, universalmente noto come MUDDY WATERS (1913–1983). Allevato dalla nonna in una capanna nella piantagione di Stovall e cresciuto fra i banchi fangosi del Mississippi – e infatti mud significa proprio fango – Muddy Waters e il suo destino a Chicago sono legati a doppio filo alla storia di Robert Johnson. Infatti nel 1941 l'etnomusicologo Alan Lomax decise di andare nel Sud a caccia di diamanti grezzi del blues a distanza di qualche anno dalla scoperta e dalle incisioni discografiche di Johnson, e fu così che lo studioso fece registrare a Waters, in casa sua a Stovall, un disco di brani che, riascoltati dal musicista dopo breve tempo, lo convinsero a tentare fortuna come professionista a Chicago. Qui, insieme a John Lee Hooker Muddy Waters esportò lo stile del Delta conservandone la matrice ritmica ed elettrificandone l'energia istintuale. Nel 1948 Waters pubblicò I Can't Be Satisfied, in cui la sua chitarra dialogava con il contrabbasso di Ernest “Big” Crawford in poliritmi derivati dalla tradizione del Delta. Rollin' Stone, singolo del 1950, ha invece ispirato il nome della rivista Rolling Stone e soprattutto quello dei Rolling Stones. (Mica poca cosa.)


LITTLE WALTER (1930–1968) – al secolo Marion Walter Jacobs – era originario della Louisiana. Fu un virtuoso dell'armonica a bocca ed era talmente talentuoso che riuscì a emancipare questo strumento dalla tradizionale posizione di – per così dire – subordinazione rispetto alla chitarra con l'amplificazione. Arrivò ad appena 12 anni a New Orleans, e poi a 16 a Chicago. Qui cominciò un'intensa e proficua collaborazione da armonicista con Muddy Waters, ma incise anche brani propri cantando ed entrando nella Top Ten per ben 14 volte dal 1952 al 1958. Una di queste hits era My Babe, un eloquente esempio di come il blues e il rock 'n' roll fossero ormai territori che si alimentavano l'uno dell'altro e viceversa senza più confini ben definiti. 
 


AARON 'T-BONE' WALKER (1910–1975), texano dal sangue afroamericano e cherokee, è stato il precursore di tutti i grandi showmen armati di chitarra elettrica del rock 'n' roll. È ricordato per le qualità di intrattenitore acrobatico, era solito fare la spaccata continuando a suonare la chitarra sulla testa, e i suoi brani sono dotati di spiccata ballabilità. A Los Angeles si mise a mescolare blues, R&B e jazz, e tirò fuori dal cappello l'electric blues, di cui è considerato il vero pioniere.


Chester Arthur Burnett HOWLIN' WOLF (1910–1976) fu una delle personalità di maggior carattere del blues di Chicago e il più audace concorrente di Muddy Waters. Sul palco sapeva dare piena e libera espressione al suo carisma di artista consapevole e orgoglioso di sé. Non disdegnò il successo commerciale e curò sempre gli interessi finanziari connessi all'attività professionale di cantante e armonicista. Smokestack Lightning, costruita su un unico accordo, lanciò Howlin' Wolf nel 1956 come uomo di spettacolo. Dal padre del Delta blues del Mississippi Charley Patton, che in gioventù gli aveva insegnato a suonare la chitarra, Wolf aveva in qualche modo ereditato anche l'arte non trascurabile di saper intrattenere a dovere il pubblico. 
 

martedì 24 marzo 2015

Il 27 marzo torna il folk 'n blues dei Dago Red

Poteva mai Silvano mettere su un calendario dedicato al blues dalla testa ai piedi senza pensare ai Dago Red? E infatti il 27 marzo per Puzza Fa' Lu Blues ci sono proprio loro, al Corvo Torvo sono stati già diverse volte e sono di casa. 


Ormai sono passati quasi 20 anni da quando la band si è formata a Guardiagrele (CH) per iniziativa di Nicola Palanza, Marco Pellegrini e Giuseppe Mascitelli, e da allora hanno pubblicato tre album - il più recente è il s/t del 2009 - di folk'n blues con canzoni originali incentrate sulla vita di tutti i giorni e su piccoli grandi drammi quotidiani fatti di disoccupazione, alcolismo, malattia mentale.

[Ph.: Matteo Lorenzet]
Dal 1998 in poi hanno preso parte a numerosi festival blues attraversando l'Europa, ampliando la formazione originale fino ai sei elementi attuali (si sono aggiunti Angelo Tracanna, Fausto Troilo e Paola Ceroli), suonando in giro in acustica e inframmezando i propri inediti con classici blues e folk. 


La formula del Corvo Torvo è quella che conoscete: cena con la cucina di Silvano Piccirilli – qui trovate il menu alla carta, e se decidete di venire a mangiare in gruppo potete dare anche uno sguardo alle tre proposte di menu fisso a questo link – e poi concerto dei Dago Red con ingresso libero per tutti, ricordandovi che la prenotazione al tavolo è prevista per i soli leccheloni cenanti. 


Il Corvo risponde allo 0872 716303 nonché su Facebook. Buon blues a tutti!

mercoledì 11 marzo 2015

Swing Blues con The Swamp - Speciale Puzza Fa' Lu Blues

Il prossimo venerdì 13 uscite di casa serenamente senza toccarvi le parti intime. Non vi proponiamo niente di horrorifico, e anzi al Corvo succede una cosa bella: vengono a trovarci The Swamp, band laziale composta da Samuel Stella (voce e chitarra), Ruggero Giustiniani (percussioni) e Light Palone (contrabbasso). 


Con loro daremo il là – e tutte le altre note del caso – al secondo appuntamento di Puzza Fa' Lu Blues, dedicato a quello che abbiamo indicato in cartellone come swing / blues. 



Ora, in realtà è un gran casino mettersi lì e appiccicare etichette con nomi precisi in questi contesti. Tant'è vero che quando si sente parlare di swing si pensa automaticamente anche al jazz, e magari pure all'immaginario fitzgeraldiano e alla Harlem Renaissance con tutto il suo processo di emancipazione, affinamento e diffusione della cultura popolare afroamericana fra il pubblico bianco colto dell'East Coast e del Mid West.


Lo swing in sé per sé (to swing = "dondolarsi, ciondolare") diventa genere di successo nella seconda metà degli anni Trenta attraverso una combinazione ballabile di partiture da orchestra e armonie blues. A tutto questo si unisce anche il gusto peculiare per le variazioni sul tema tipiche dei primi esperimenti jazz dell'area di New Orleans. Nel Mid West, soprattutto attorno a Kansas City, i caratteri blues sono più marcati, mentre a New York spopolano le big band di impronta jazzista in cui suonano insieme musicisti bianchi e neri – vere e proprie orchestre da ballo con voci soliste dal fraseggio blues che riscontrarono enorme successo con brani di largo consumo.


Per farla breve e per non buttarla troppo in chiacchiere, qui di séguito trovate un piccolo – e inevitabilmente incompletissimo – quadretto sonoro e biografico con i protagonisti delle origini dello swing. Ricordate di prenotare per la serata di venerdì 13 marzo al Corvo Torvo con The Swamp!, prima del live si mangia e si beve come sempre, e poi verso le 22:30 – 23:00 si ciondola insieme bluesando fra una tazza e l'altra...


Lo swing è stato soltanto uno fra i generi musicali sperimentati da DUKE ELLINGTON (1899–1974). Pianista, compositore, bandleader e manager, è considerato una figura determinante nella storia del jazz, sebbene lui stesso preferisse definire quello cui si dedicò, per sessant'anni circa, come musica americana. Figlio di un maggiordomo al servizio della Casa Bianca, Duke Ellington ebbe un'infanzia agiata e cominciò a dedicarsi professionalmente alla musica molto presto, divenendo appena venticinquenne leader di un'orchestra che annoverava tra le proprie file musicisti di primordine, e che sarebbe rimasta in piedi – con alterne vicende – fino agli anni '70.


È impossibile liquidare in una decina di righe vita e aneddoti musicali di LOUIS ARMSTRONG (1901–1971): fin troppa carne sul fuoco e fin troppo poderoso il suo operato di artista. Senza il suo contributo, non solo la musica swing non sarebbe stata quello che è stato, ma forme di canto largamente sfruttate dal jazz come lo scat non avrebbero probabilmente incontrato tanta popolarità, così come neanche il fraseggio vocale di Billie Holiday sarebbe stato possibile. Satchmo è diventato leggenda per carisma, personalità di musicista e impegno politico; fu grande sostenitore di Martin Luther King, e persino l'FBI lo teneva sott'occhio. Ne passò di tutti i colori prima di arrivare al successo, e per quanto la natia New Orleans gli restò sempre nel cuore con affetto, l'infanzia in quella città fu per lui un rincorrersi di esperienze estreme di violenza, vita di strada e scatafasci familiari vari. Armstrong è stato trombettista, cornettista e cantante ricordato in termini di non comune generosità tanto professionalmente che nel privato.

Figlio di musicisti, WILLIAM ALLEN 'COUNT' - nel senso di "conte" - BASIE (1904–1984) è stato un genio musicale talmente precoce da ritrovarsi a suonare e dirigere spettacoli di varietà e musica blues appena ventenne. Nato nel New Jersey, si spostò a cercare fortuna in Kansas, dove si fece strada suonando in varie band musicali, per poi fondarne una tutta sua. La Count Basie Orchestra fu operativa dal 1936 al 1950 ed è oggi ricordata come una delle più celebri band di swing. Oltre a un organico che variava dai 16 ai 18 elementi, poté contare su collaborazioni prestigiose con artisti del calibro di Ella Fitzgerald, Billie Holiday e Frank Sinatra. One o'Clock Jump, del 1937, è stato forse il successo più trascinante dell'Orchestra. È un brano fondamentale per lo swing delle origini, poiché conserva la struttura a dodici battute tipica del blues ed è sintomatica del fatto che, fra la fine degli anni '30 e l'inizio dei '40, fosse pressoché impossibile delimitare confini precisi fra ciò che era blues e ciò che poteva essere definito tout court come jazz. Lo swing diventò la terra di mezzo in cui andavano sperimentandosi nuove imprescindibili e fruttuose contaminazioni.


BENNY GOODMAN (1909–1986) è stato definito da alcuni coevi The King of Swing. Oggi, col senno di poi, l'appellativo suona un tantino altisonante, soprattutto se si pensa che Goodman visse e operò contemporanente a personalità come Duke Ellington o Armstrong. Ciononostante, Goodman e la sua orchestra jazz da ballo – cui persino la NBC riservò nel 1934 lo show radiofonico del sabato sera, Let's Dance – giocarono un ruolo fondamentale nello sdoganamento della musica della comunità nera fra il pubblico bianco. Benny Goodman nacque a Chicago da una modesta famiglia di origine russa che lo avviò agli studi musicali. Non è ricordato tanto per le capacità tecniche di musicista – era un discreto clarinettista - quanto perché la sua Big Band fu la prima orchestra in assoluto a tenere un concerto di musica non classica al Carnegie Hall di New York, nel 1938. Nel 1942 la cover di Why Don't You Do Right? – blues di dodici battute composto l'anno precedente dal bluesman del Delta del Mississippi Kansas Joe McCoy – ottenne un enorme successo. Quasi cinquant'anni più tardi, Jessica Rabbit sculettava e sballottava le tette in faccia a Bob Hoskins nella memorabile versione cartoon del medesimo brano in Chi ha incastrato Roger Rabbit? 


LOUIS PRIMA (1911–1978) fu jazzista versatile e per così dire sempre sul pezzo e cavalcatore di mode. Si dedicò allo swing negli anni Trenta del Novecento e fu sicuramente influenzato – nell'uso dello scat e nel modo di suonare la tromba – da Louis Armstrong, suo conterraneo. Prima era italoamericano, e in molte delle sue canzoni si divertì a ostentare le sue origini con inserti di testo in italiano. Sing, Sing, Sing è uno dei suoi swing più di successo all'epoca; parecchi bambini ed ex bambini, inoltre, riconosceranno nella voce di Louis Prima quella di Re Luigi – il re delle scimmie nella versione Disney de Il libro della jungla. 


BILLIE HOLIDAY (1915–1959) è la Lady Day cui Lou Reed dedica l'omonima canzone contenuta in Berlin (1973), uno dei suoi lavori più impegnativi, sofferti e difficili. I testi del disco sono infestati da storie di tossicodipendenza, abusi, separazioni e violenze, e la vita della Holiday è stata costellata da episodi ai limiti della sopportazione umana fino alla morte prematura per cirrosi epatica. Now They Call It Swing è una specie di metariflessione leggera e vaporosa sulla genesi dello swing e sulla sua ballabilità dal ritmo sincopato – insomma, una piccola lezione pratica sul modo in cui il panorama musicale nordamericano andava evolvendosi.


ELLA FITZGERALD (1917-1996) – detta anche Lady Ella, The First Lady of Song e Mama Jazz – è fra le voci jazz più energiche e famose di sempre, e collaborò durante la sua lunga carriera con i maggiori musicisti, cantanti e orchestre dell'epoca (compresi i già citati Louis Armstrong e Duke Ellington). La Fitzgerald era dotata di enormi doti vocali, che le permisero di dedicarsi a tantissimi generi musicali. Sperimentò lo swing sin dagli esordi professionali cantando nell'orchestra del batterista Chick Webb, che l'arruolò per la sua band in séguito di una sua esibizione amatoriale all'Apollo Theatre di Harlem nel 1934. La vita di Ella fu cesellata di importanti riconoscimenti artistici, mentre nel privato fu flagellata da eventi familiari traumatici in gioventù e dalla malattia in vecchiaia.






lunedì 23 febbraio 2015

Cos'è il Delta Blues? Speciale Puzza Fa' Lu Blues con The Bigballs Eggs & Cheese

Il blues è una storia seria e importante, Il Corvo Torvo se lo sente addosso e il solenne e ieraticissimo Silvano gli ha voluto dedicare tutta la seconda ondata di appuntamenti live di questa stagione che prende il via venerdì 27 febbraio.


Il primo concerto di Puzza Fa' Lu Blues è quello di The Bigballs Eggs & Cheese (le grandi pallotte cac'e ove), trio composto da Janis J. Winter (voce), Pierluigi Petricca (slide guitar) e Marco Pellegrini (harp & guitar). E non a caso si inizia con loro, che si dedicano a uno stile particolare di blues – lo stile delle origini, il Delta Blues. Per delta si intende la foce del Mississippi, il fiumone lunghissimo che attraversa gli USA dal Nord del Minnesota per 10 stati federati per riversarsi nelle acque del Golfo del Messico in Louisiana dopo quasi 4000 km. 




Nei territori del Sud, fra le colline dello Stato del Mississippi, con tutta probabilità è nato il blues alla fine del XIX secolo, in un contesto rurale di estrema povertà e piantagioni di cotone su cui si spaccavano la schiena e riversavano sudore gli schiavi afroamericani.

Blues è un termine che già dalla prima metà del 1800, in quei luoghi, si riferisce alla noia, al tedio. Sicuramente le popolazioni nere costrette a lunghe ore di faticoso appiattimento nei campi non se la spassavano granché, e col tempo blues passò a indicare tristezza e malinconia veri e propri. C'è un'espressione ancora corrente che recita I've got the blues, e il blue è il colore del magone più mesto. 

Il Delta Blues ha rappresentato la naturale e primigenia evoluzione dei lamenti di dolore che le vittime degli schiavisti negrieri si scambiavano faticando fra le piante di cotone. Il blues nasce dai canti di lavoro, caratterizzati da figure ritmiche ripetute ossessivamente, strofi essenziali dai versi generalmente non rimati che davano voce a profanissime lacerazioni del vissuto quotidiano.

Con l'abolizione – sulla carta – della schiavitù, il blues si emancipa dal contesto agricolo, e i musicisti del Delta assumono consapevolezza identitaria della propria arte, definendola via via professionalmente. Fra la fine degli anni '20 e il decennio successivo il blues si afferma progressivamente come musica della comunità afroamericana diffondendosi aldifuori delle contee del Sud. 
Ce ne sarebbero da dire ancora parecchie. Dato che si tratta di musica, e dato che la musica passa per le orecchie, e dato ancora che ce ne sarà da ascoltare parecchia durante Puzza Fa' Lu Blues, qui di séguito ci facciamo insieme una bella infarinata propedeutica di Delta Blues a mo' di cotolette. Quali furono i maggiori esponenti di questo stile originario?

CHARLEY PATTON (1891–1934) è da molti considerato l'iniziatore dello stile Delta Blues, e nonostante fosse un ometto basso e magrolino, aveva un vocione davvero potente. Sapeva il fatto suo quando suonava dal vivo, era un intrattenitore nato e viene descritto come il classico bluesman carismatico e scavezzacollo. In realtà – a differenza di altri suoi contemporanei colleghi dalle esistenze vagabonde e arruffatissime – è ricordato come il primo vero musicista blues professionista, nel senso che si esibiva in occasioni programmate. Figlio del Mississippi di sangue misto – nero, bianco e perfino Cherokee – Patton amava far vibrare le corde della sua chitarra all'Hawaiiana, tenendosela sul grembo, glissando con il bottleneck o con un coltellino tascabile.


HUDDIE WILLIAM LEDBETTER, conosciuto come Leadbelly o Lead Belly (1885–1949), in realtà non nacque né visse nel Mississippi ma più a ovest, fra Texas e Louisiana, e poi a New York. Ciononostante, la sua esperienza di musicista folk-blues è parzialmente sovrapponibile al mood Delta, e vale la pena citarlo. Si divise la giovinezza fra il lavoro nei campi di cotone e lo studio appassionato di fisarmonica e chitarra. Ben presto fu in grado di guadagnarsi da vivere suonando, sebbene la personalità burrascosa lo portò in prigione per diverse volte, anche per omicidio. Il nomignolo Lead Belly – pancia di piombo – gli fu affibiato proprio dietro le sbarre per essersi preso una pallottola nell'addome mai estratta. E in prigione Ledbetter ebbe l'opportunità di ascoltare, imparare e assorbire dai compagni di sventura una gran quantità di canti popolari e tradizionali. L'attività di riscoperta delle radici musicali degli afroamericani operata da Leadbelly nella sua musica ebbe un'enorme influenza, a partire dalla fine degli anni '60 in poi, sul revival folk che attraversò gli USA giungendo ai giorni nostri fino al mainstream. Where Did You Sleep Last Night dei Nirvana, ad esempio, è in realtà una cover di Black Girl di Lead Belly.



ROBERT JOHNSON (1911–1938) è stato un musicista di grandissimo talento ed inseguì il sogno di diventare un bluesman professionista per tutta la sua brevissima esistenza. Questa aspirazione era in lui talmente totalizzante che ne nacque tutta una serie di tetre leggende che lo vollero non solo essere solito vagabondare per cimiteri con la sua chitarra, ma addirittura essersi venduto l'anima a Satana in cambio di uno strumento prodigioso. La verità era che Johnson si immerse ossessivamente nella musica fino alla consunzione psicofisica, oltreché al raggiungimento di livelli tecnici eccelsi nel fingerpicking. Rimasto vedovo appena diciottenne, non si riprese mai dal trauma e l'alcolismo lo sfiancò di lì in poi. Morì ad appena 27 anni - come tante icone “maledette” della popular music – non si sa bene come: c'è chi lo vuole avvelenato per gelosia da una donna, chi sfinito da un attacco epilettico, e chi ancora ci vede la mano del Diavolo.


SON HOUSE (1902–1988) era stato il burlone che aveva diffuso la leggenda sulla presunto patto col Diavolo di Robert Johnson di cui sopra. Aveva un timbro di voce caldo e sensuale, amava le donne – o per lo meno non riusciva a starne lontano, dato che se ne sposò 5 - ed ebbe una vita alquanto spericolata, divisa fra sacro e profano: fu predicatore per la Chiesa Battista, si fece qualche anno di galera per omicidio e quando uscì abbandonò il Mississippi per New York. Nella Grande Mela lavorò da semplice operaio, per poi tornare al blues nella seconda metà degli anni '60 esibendosi anche in Europa. Se lo portò via un cancro alla laringe a Detroit, dopo aver sofferto anche di Parkinson e Alzheimer. Pochi anni fa The White Stripes hanno coverizzato la sua Death Letter Blues.


Al Delta sono legate anche le infanzie biografica e musicale del Re del Boogie e della scena blues di Detroit, JOHN LEE HOOKER (1917–2001). Hooker nacque nel Mississippi e fu tirato su, nei primissimi anni, a pane e spirituals, poiché il padre era un predicatore battista. Dopo il divorzio dei genitori, Hooker si ritrovò per patrigno un musicista che si esibiva con Charley Patton (vedi sopra), e così fu introdotto al mondo del blues molto precocemente, continuando a suonare, cantare e incidere anche quando dovette trasferirsi a Detroit lavorando come metalmeccanico. Col tempo divente una star acclamata, comparve nel film The Blues Brothers e trascorse una vecchiaia serena ed economicamente florida.


'MISSISSIPPI' FRED MCDOWELL (1904–1972) nacque e visse per la maggior parte della sua vita in Tennessee suonando per fiere e feste di paese. Diventò famoso soltanto alla fine degli anni '50 grazie all'etnomusicologo Alan Lomax, fautore della “scoperta” di diversi talentuosi musicisti del Delta. McDowell rimase sempre fedele ortodosso del blues più radicale e più volte affermò di sentirsi musicalmente estraneo a ciò che veniva definito come rock'n'roll. Utilizzava bottleneck e Dobro – chitarra inventata negli anni '20 dotata di un risonatore interno in grado di amplificarne notevolmente il suono.




Anche BOOKER T. WASHINGTON 'BUKKA' WHITE (1909–1977) era figlio del Mississippi e anche lui, in gioventù, ebbe il privilegio di entrare in contatto col padre del Delta Blues, Charley Patton. Già il polistrumentista papà di Bukka aveva introdotto l'erede al violino e poi alla chitarra, nonostante l'opposizione della nonna, che non voleva si suonasse musica del diavolo in casa. E anche Bukka White, come altri illustri colleghi, ebbe qualche guaio con la legge finendo per qualche anno, con l'accusa di omicidio, in galera, dove però godeva del rispetto di tutti e dove trasse ispirazione per diverse canzoni incise in séguito da uomo libero. Cugino di B.B. King, personalità trascinante, Bukka White continuò a far musica per tutta la vita.



Dopo quest'immersione non ci resta che darvi appuntamento a venerdì 27 febbraio al Corvo Torvo, in Corso Roma 92, con il Delta Blues dei The Bigballs Eggs & Cheese. Trovate il calendario completo di Pizza Fa' Lu Blues a questo link. Boom boom boom e cra!

lunedì 26 gennaio 2015

Puzza Fa' Lu Blues

Il Corvo è il pennuto dall'animo Torvo, nostalgico e languido per antonomasia, e qua all'Osteria tutto è traboccante di blues – persino le coppe dei dessert prima di essere consolate a mestolate di creme goduriose da Silvano. Insomma, è sì un fatto di musica ma non esclusivamente: qua il blues scorre nel sangue, sotto la pelle e pure nelle stoviglie, e chi vuole bene a questo posto per affinità elettive non potrà non apprezzare quanto stiamo per annunciare.

Da fine febbraio, un venerdì sì e uno no e fino a primavera inoltrata – poi arriverà il caldo e si spera ci saremo lasciati alle spalle struggimenti vari in onore di espadrillas e spensieratezza – Puzza Fa' Lu Blues celebrerà questo mood per anime sospese fra tormento, sensualissimo scazzo e cadenzato tasso alcolemico con cinque appuntamenti di musica live che non potete e non vorrete perdervi. 



I concerti, come da rotadissimo costume, sono a ingresso libero – 22:30, 23:00 trattabili.
Ricordiamo sempre che si accettano prenotazioni ai tavoli esclusivamente per chi si ferma a cena. Se ci seguite virtualmente ma non avete ancora fisicamente sperimentato la cucina del Corvo, non possiamo che invitarvi a cogliere l'occasione e raggiungerci prima del live per dedicarvi alla sezione mangereccia (il menu attuale lo trovate cliccando qui). 



Il calendario di Puzza Fa' Lu Blues è qui di séguito:
  • venerdì 27 febbraio – The Bigballs Eggs and Cheese (Delta Blues anni '30)
  • venerdì 13 marzo – The Swamp (swing blues)
  • venerdì 27 marzo – Dago Red
  • venerdì 10 aprile – Mammasé Blues Band
  • venerdì 24 aprile – Federico Sirianni in Vernon, Matilda e altre storie - omaggio a Tom Waits
I contatti per le informazioni e le prenotazioni invece sono i soliti: telefono - 0872 716303 oppure 347 7158527 - e Profilo Facebook di Silvano.

Locandina a dir poco stilosissima a cura di Annalisa Di Carlo
 

domenica 21 dicembre 2014

... e per le Feste: 26 dicembre coi DogsLoveCompany, 31 dicembre Capodanno al Corvo Torvo

I cani amano la compagnia, e i corvi pure!, oltre alla buona tavola. E dato che al Corvo, nonostante i suoi modi anticonformisti, piace pure il clima raccolto e festoso che inonda Lanciano e il mondo intiero negli ultimi giorni dell'anno, l'oste Silvano e la sua brigata chiamano a raccolta per due appuntamenti che ora andrete ad annotare sui vostri pronti taccuini cartacei e/o virtuali. 

Il primo è gastromusicale, è per il 26 dicembre, fa parte del calendario di Corvo Torvo Live che dallo scorso ottobre vi riempie cuore e orecchie di belle note a venerdì - più o meno - alterni (trovate tutti gli eventi in programma esattamente a questo link) ed è con i DogsLoveCompany. Corregionali e coinvolgenti, amici di lunga data del Corvo e dei suoi fedelissimi, i Dogs tornano non solo per rispolverarci memoria del “vecchio” album Cutina, ma proporranno anche un'anteprima del disco nuovo in lavorazione.

Tanto folk intriso di storie e profumi d'Abruzzo sullo sfondo di Mamma Majella, e poi blues, swing, bouzouky, fisarmonica... 


Come al solito Silvano ci metterà del suo dalle quinte dei fornelli, per cui la formula è quella che ben conoscete: appuntamento per cena con menu alla carta, così state comodi al tavolo tutta la sera, e poi concerto verso le 22.30, con ingresso liberissimo per chi decide di raggiungere l'Osteria con calma per un bicchiere e la musica. 

Il secondo appuntamento è tutto dedicato alla gola ed è per il 31 dicembre con il Capodanno al Corvo Torvo. Date un'occhiata qua sotto al menu - € 45,00 compreso di vino - e non dimenticate la mutanda rossa d'ordinanza.