Siete sul blog dell'Osteria Il Corvo Torvo di Lanciano (CH). Parliamo di Gastronomia, Buon Bere, Arte, Territorio. Mettetevi comodi, siete i benvenuti!
Ogni pretesto è giusto e sacrosanto
per ospitare i Dago Red fra le solide e pietrose mura del Corvo.
Stavolta l'occasione buona ce l'ha apparecchiata su un piatto
d'argento PerCorso Roma, che il prossimo venerdì riempirà i locali
aderenti di Blues&Food con 7 eventi live di musica che spazia dal
blues al jazzpassando per tutte le felici e disparate contaminazioni
del caso. Bello, no?
I Dago Red suoneranno all'Osteria il 20 novembre, a partire dalle 21.30, e
torneranno a condividere il loro repertorio di folk e blues nutrito
di brani storici del genere, insieme a pezzi originali tratti dai 3
album all'attivo – che potete ascoltarvi anche online direttamente
da qui.
Di loro abbiamo già detto e scritto, ci piacciono un sacco e li
aspettiamo ad ali spalancate, perché sanno di buono, di familiare,
di caldo e corroborante, come il vino rossotracannato dai disgraziati dagoes
italici immigrati che cercavano fortuna – o perlomeno sopravvivenza
- nel Nord-America dei primi decenni del secolo scorso; come quel
conforto alcolemico un po' cerimoniale e un altro po' scavezzacollo che si portano nel nome, e che riecheggia negli
aromi e nei colori nell'orizzonte domestico, modesto eppure classico,
nella sua essenzialità venata di dissacrante ironia 100% bluesy, dell'omonima
raccolta di racconti – Dago Red, per l'appunto – del corregionale
John Fante.
Vi consigliamo di prenotare per tempo, perché quando ci sono i
Dago Red nei paraggi i tavoli vanno via come il pane – non stiamo esagerando. Quindi
chiamateci allo 0872 716303, e poi keep on bluesin' e keep on cra-cra-cra!
Federico Sirianni è un caro amico del Corvo; abbiamo già avuto modo di ascoltarlo qui e apprezzarlo in diverse occasioni anche coi suoi brani originali. Per l'appuntamento che chiude questa prima edizione - e magari non ultima...? - di Puzza Fa' Lu Blues ci torna a trovare per un omaggio a Tom Waits, una delle grandi passioni di Silvano. Col cantautore genovese ci sarà il supporto strumentale di Stefano Barbati.
Non possiamo che consigliarvi caldamente di esserci, come sempre l'ingresso è libero e il live avrà inizio verso le 22.00 abbondanti. Chi volesse raggiungerci per la cena, che precede il concerto, può prenotare al numero 0872 71630 o via Facebook.
Per ora eccovi le tre canzoni di Waits "della vita" di Silvano. Buon ascolto e buona musica!
Chi
e che cosa si nasconde dietro l'apparentemente femminea denominazione
Mamasé Blues Band? Donne? Nonne? Gonne? Bluse?
Niente
di tutto questo, bensì il progetto blues che coinvolge quattro
musici già noti ai radar del Corvoe ai suoi attenti e buongustai
avventori, vale a dire Marco Pellegrini
(voce, armonica e chitarra), Stefano Di Matteo (chitarra),
Nicola Di Camillo (basso) e Fausto Troilo (drums). Quindi è facile che vi sembri di non sapere cos'è 'sta Mamasé Blues
Band, ma in realtà probabilmente la conoscete in pezzi di mosaico, o meglio potete avere quantomeno
cognizione di quello che è capace di fare – e comprendete bene che il
prossimo appuntamento di Puzza Fa' Lu Blues vi/ci aspetta un seratone.
Venerdì 10 aprile facciamo un viaggione con la Mamasé Blues Band
che parte da Chicago e arriva idealmente – sonoramente – alle
coste della California, al blues elettrico e alle radici del rock
blues.
Già
che ci siamo torniamo brevemente alla saga Puzza Fa' Lu Blues e spendiamo due
parole sul blues di Chicago, che rappresenta la naturale evoluzione
del capitolo Delta blues cui abbiamo già accennato.
Ci
eravamo salutati alla fine degli anni '30 nei campi di cotone del Sud-Est
degli USA. Durante la Seconda Guerra Mondiale circa il 10% della
popolazione nera dell'agricolo Mississippi emigrò nei grandi centri
del Middlewest per trovare lavoro nell'industria bellica. Dal
contesto d'origine, gli afroamericani si portarono dietro il blues
del Delta avviluppandone le essenziali radici rurali con le nuove
istanze elettrificate dettate dall'ambiente urbano. Tale mescolanza
fu all'origine dello stile Chicago.
Questa sorta di conciliazione
ideale fra vecchio e nuovo si definì attraverso modelli ispiratori
che avevano espresso i caratteri più innovatori del blues del
Mississippi, e in particolare Robert Johnson. Johnson,
tormentatissimo bluesman risucchiato dalla passione per la musica,
era più anziano di due anni appena di quello che è considerato il
padre del blues di Chicago, e che è poi la prima fra le grandi
personalità legate a questo stile che di séguito rassegnamo alla
vostra mercé tipo panoramica sommaria tutt'altro che esaustiva su
quello che ascolteremo con la Mamasé.
Dicevamo,
il padre del blues di Chicago – chi sarà mai? Ovviamente: McKinley
Morganfield, universalmente noto come MUDDY WATERS (1913–1983).
Allevato dalla nonna in una capanna nella piantagione di Stovall e
cresciuto fra i banchi fangosi del Mississippi – e infatti mud
significa proprio fango – Muddy Waters e il suo destino a Chicago
sono legati a doppio filo alla storia di Robert Johnson.
Infatti nel 1941 l'etnomusicologo Alan Lomax decise di andare nel Sud
a caccia di diamanti grezzi del blues a distanza di qualche anno
dalla scoperta e dalle incisioni discografiche di Johnson, e fu così
che lo studioso fece registrare a Waters, in casa sua a Stovall, un
disco di brani che, riascoltati dal musicista dopo breve tempo, lo
convinsero a tentare fortuna come professionista a Chicago. Qui,
insieme a John Lee HookerMuddy Waters esportò lo stile del Delta conservandone la matrice
ritmica ed elettrificandone l'energia istintuale. Nel 1948Waters
pubblicò I Can't Be Satisfied, in cui la sua chitarra dialogava con
il contrabbasso di Ernest “Big” Crawford in poliritmi derivati
dalla tradizione del Delta. Rollin' Stone,singolo del 1950, ha invece ispirato il nome della rivista Rolling Stone e soprattutto quello dei Rolling Stones. (Mica poca cosa.)
LITTLE
WALTER (1930–1968) – al secolo Marion Walter Jacobs – era
originario della Louisiana.Fu
un virtuoso dell'armonica a bocca ed era talmente talentuoso che
riuscì a emancipare questo strumento dalla tradizionale posizione di
– per così dire – subordinazione rispetto alla chitarra con
l'amplificazione. Arrivò ad appena 12 anni a New Orleans, e poi a 16
a Chicago. Qui cominciò un'intensa e proficua collaborazione da
armonicista con Muddy Waters, ma incise anche brani propri cantando
ed entrando nella Top Ten per ben 14 volte dal 1952 al 1958. Una di
queste hits era My Babe, un eloquente esempio di come il blues e il
rock 'n' roll fossero ormai territori che si alimentavano l'uno
dell'altro e viceversa senza più confini ben definiti.
AARON
'T-BONE' WALKER (1910–1975), texano dal sangue afroamericano e
cherokee, è stato il precursore di tutti i grandi showmen armati di
chitarra elettrica del rock 'n' roll. È ricordato per le qualità di
intrattenitore acrobatico, era solito fare la spaccata continuando a
suonare la chitarra sulla testa, e i suoi brani sono dotati di
spiccata ballabilità. A Los Angeles si mise a mescolare blues, R&B
e jazz, e tirò fuori dal cappello l'electric blues, di cui è
considerato il vero pioniere.
Chester Arthur Burnett HOWLIN'
WOLF (1910–1976) fu una delle personalità di maggior carattere delblues di Chicago e il più audace concorrente di Muddy Waters. Sul
palco sapeva dare piena e libera espressione al suo carisma di
artista consapevole e orgoglioso di sé. Non disdegnò il successo
commerciale e curò sempre gli interessi finanziari connessi
all'attività professionale di cantante e armonicista. Smokestack
Lightning, costruita su un unico accordo, lanciò Howlin' Wolf nel
1956 come uomo di spettacolo. Dal padre del Delta blues del
Mississippi Charley Patton, che in gioventù gli aveva insegnato a
suonare la chitarra, Wolf aveva in qualche modo ereditato anche
l'arte non trascurabile di saper intrattenere a dovere il pubblico.
Poteva mai Silvano mettere su un
calendario dedicato al blues dalla testa ai piedi senza pensare ai
Dago Red? E infatti il 27 marzo per Puzza Fa' Lu Blues ci sono
proprio loro, al Corvo Torvo sono stati già diverse volte e sono di
casa.
Ormai sono passati quasi 20 anni da quando la band si è
formata a Guardiagrele (CH) per iniziativa di Nicola Palanza, Marco
Pellegrini e Giuseppe Mascitelli, e da allora hanno pubblicato tre
album - il più recente è il s/t del 2009 -di folk'n blues con canzoni originali incentrate sulla vita di
tutti i giorni e su piccoli grandi drammi quotidiani fatti di disoccupazione,
alcolismo, malattia mentale.
[Ph.: Matteo Lorenzet]
Dal 1998 in poi hanno preso parte a
numerosi festivalblues attraversando l'Europa, ampliando la
formazione originale fino ai sei elementi attuali (si sono aggiunti
Angelo Tracanna, Fausto Troilo e Paola Ceroli), suonando in giro in
acustica e inframmezando i propri inediti con classiciblues e folk. La formula del Corvo Torvo è quella che conoscete: cena con la
cucina di Silvano Piccirilli – quitrovate il menu alla carta, e se
decidete di venire a mangiare in gruppo potete dare anche uno sguardo
alle tre proposte di menu fisso a questo link – e poi concerto dei
Dago Red con ingresso libero per tutti, ricordandovi che la
prenotazione al tavolo è prevista per i soli leccheloni cenanti.
Il Corvo risponde allo 0872 716303
nonché su Facebook. Buon blues a tutti!
Il prossimo venerdì 13 uscite di casa
serenamente senza toccarvi le parti intime. Non vi proponiamo niente
di horrorifico, e anzi al Corvo succede una cosa bella: vengono a
trovarci The Swamp, band laziale composta da Samuel Stella (voce e
chitarra), Ruggero Giustiniani (percussioni) e Light Palone
(contrabbasso).
Con loro daremo il là – e tutte le altre note del
caso – al secondo appuntamento di Puzza Fa' Lu Blues,
dedicato a quello che abbiamo indicato in cartellone come swing /
blues.
Ora, in realtà è un gran casino mettersi lì e appiccicareetichette con nomi precisi in questi contesti. Tant'è vero che
quando si sente parlare di swing si pensa automaticamente anche al
jazz, e magari pure all'immaginario fitzgeraldiano e alla Harlem Renaissance con tutto il suo processo di emancipazione, affinamento e
diffusione della cultura popolare afroamericana
fra il pubblico bianco colto dell'East Coast e del Mid West.
Lo swing in sé per sé (to swing = "dondolarsi,
ciondolare") diventa genere di successo nella seconda metà degli anni
Trenta attraverso una combinazione ballabile di partiture da
orchestra e armonie blues. A tutto questo si unisce anche il gusto
peculiare per le variazioni sul tema tipiche dei primi esperimenti
jazz dell'area di New Orleans. Nel Mid West, soprattutto attorno a
Kansas City, i caratteri blues sono più marcati, mentre a New York
spopolano le big band di impronta jazzista in cui suonano insieme
musicisti bianchi e neri – vere e proprie orchestre da ballo con
voci soliste dal fraseggio blues che riscontrarono enorme successo
con brani di largo consumo.
Per farla breve e per non buttarla
troppo in chiacchiere, qui di séguito trovate un piccolo – e
inevitabilmente incompletissimo – quadretto sonoro e biografico con
i protagonisti delle origini dello swing. Ricordate di prenotare per
la serata di venerdì 13 marzo al Corvo Torvo con The Swamp!, prima del live si mangia e
si beve come sempre, e poi verso le 22:30 – 23:00 si ciondola
insieme bluesando fra una tazza e l'altra...
Lo swing è stato soltanto uno fra i
generi musicali sperimentati da DUKE ELLINGTON (1899–1974).
Pianista, compositore, bandleader e manager, è considerato una
figura determinante nella storia del jazz, sebbene lui stesso
preferisse definire quello cui si dedicò, per sessant'anni circa,
come musica americana. Figlio di un maggiordomo al servizio della
Casa Bianca, Duke Ellington ebbe un'infanzia agiata e cominciò a
dedicarsi professionalmente alla musica molto presto, divenendo
appena venticinquenne leader di un'orchestra che annoverava tra le
proprie file musicisti di primordine, e che sarebbe rimasta in piedi
– con alterne vicende – fino agli anni '70.
È
impossibile liquidare in una decina di righe vita e aneddoti musicali
di LOUIS ARMSTRONG (1901–1971): fin troppa carne sul fuoco e fin
troppo poderoso il suo operato di artista. Senza il suo contributo,
non solo la musica swing non sarebbe stata quello che è stato, ma
forme di canto largamente sfruttate dal jazz come lo scat non
avrebbero probabilmente incontrato tanta popolarità, così come
neanche il fraseggio vocale di Billie Holiday sarebbe stato
possibile. Satchmo è diventato leggenda per carisma, personalità di
musicista e impegno politico; fu grande sostenitore di Martin Luther
King, e persino l'FBI lo teneva sott'occhio. Ne passò di tutti i
colori prima di arrivare al successo, e per quanto la natia New
Orleans gli restò sempre nel cuore con affetto, l'infanzia in quella
città fu per lui un rincorrersi di esperienze estreme di violenza,
vita di strada e scatafasci familiari vari. Armstrong è stato
trombettista, cornettista e cantante ricordato in termini di non
comune generosità tanto professionalmente che nel privato.
Figlio di musicisti,WILLIAM ALLEN 'COUNT'- nel senso di "conte" - BASIE (1904–1984) è stato un
genio musicale talmente precoce da ritrovarsi a suonare e dirigere
spettacoli di varietà e musica blues appena ventenne. Nato nel New
Jersey, si spostò a cercare fortuna in Kansas, dove si fece strada
suonando in varie band musicali, per poi fondarne una tutta sua. La
Count Basie Orchestra fu operativa dal 1936 al 1950 ed è oggi
ricordata come una delle più celebri band di swing. Oltre a un
organico che variava dai 16 ai 18 elementi, poté contare su
collaborazioni prestigiose con artisti del calibro di Ella
Fitzgerald, Billie Holiday e Frank Sinatra. One o'Clock Jump, del
1937, è stato forse il successo più trascinante dell'Orchestra. È
un brano fondamentale per lo swing delle origini, poiché conserva la
struttura a dodici battute tipica del blues ed è sintomatica del
fatto che, fra la fine degli anni '30 e l'inizio dei '40, fosse
pressoché impossibile delimitare confini precisi fra ciò che era
blues e ciò che poteva essere definito tout court come jazz. Lo
swing diventò la terra di mezzo in cui andavano sperimentandosi
nuove imprescindibili e fruttuose contaminazioni.
BENNY GOODMAN (1909–1986) è stato
definito da alcuni coevi The King of Swing. Oggi, col senno di
poi, l'appellativo suona un tantino altisonante, soprattutto se si
pensa che Goodman visse e operò contemporanente a personalità come
Duke Ellington o Armstrong. Ciononostante, Goodman e la sua orchestra
jazz da ballo – cui persino la NBC riservò nel 1934 lo show
radiofonico del sabato sera, Let's Dance – giocarono un ruolo
fondamentale nello sdoganamento della musica della comunità nera fra
il pubblico bianco. Benny Goodman nacque a Chicago da una modesta
famiglia di origine russa che lo avviò agli studi musicali. Non è
ricordato tanto per le capacità tecniche di musicista – era un
discreto clarinettista - quanto perché la sua Big Band fu la prima
orchestra in assoluto a tenere un concerto di musica non classica al
Carnegie Hall di New York, nel 1938. Nel 1942 la cover di Why Don't
You Do Right? – blues di dodici battute composto l'anno precedente
dal bluesman del Delta del Mississippi Kansas Joe McCoy – ottenne
un enorme successo. Quasi cinquant'anni più tardi, Jessica Rabbit
sculettava e sballottava le tette in faccia a Bob Hoskins nella
memorabile versione cartoon del medesimo brano in Chi ha incastrato Roger Rabbit?
LOUIS PRIMA (1911–1978) fu jazzista
versatile e per così dire sempre sul pezzo e cavalcatore di mode. Si
dedicò allo swing negli anni Trenta del Novecento e fu sicuramente
influenzato – nell'uso dello scat e nel modo di suonare la tromba –
da Louis Armstrong, suo conterraneo. Prima era italoamericano, e in
molte delle sue canzoni si divertì a ostentare le sue origini con
inserti di testo in italiano. Sing, Sing, Sing è uno dei suoi swing
più di successo all'epoca; parecchi bambini ed ex bambini, inoltre,
riconosceranno nella voce di Louis Prima quella di Re Luigi – il re
delle scimmie nella versione Disney deIl libro della jungla.
BILLIE HOLIDAY (1915–1959) è la Lady
Day cui Lou Reed dedica l'omonima canzone contenuta in Berlin (1973),
uno dei suoi lavori più impegnativi, sofferti e difficili. I testi
del disco sono infestati da storie di tossicodipendenza, abusi,
separazioni e violenze, e la vita della Holiday è stata costellata
da episodi ai limiti della sopportazione umana fino alla morte
prematura per cirrosi epatica. Now They Call It Swing è una specie
di metariflessione leggera e vaporosa sulla genesi dello swing e
sulla sua ballabilità dal ritmo sincopato – insomma, una piccola
lezione pratica sul modo in cui il panorama musicale nordamericano
andava evolvendosi.
ELLA FITZGERALD (1917-1996) – detta
anche Lady Ella, The First Lady of Song e Mama Jazz – è fra le
voci jazz più energiche e famose di sempre, e collaborò durante la
sua lunga carriera con i maggiori musicisti, cantanti e orchestre
dell'epoca (compresi i già citati Louis Armstrong e Duke Ellington).
La Fitzgerald era dotata di enormi doti vocali, che le permisero di
dedicarsi a tantissimi generi musicali. Sperimentò lo swing sin
dagli esordi professionali cantando nell'orchestra del batterista
Chick Webb, che l'arruolò per la sua band in séguito di una sua
esibizione amatoriale all'Apollo Theatre di Harlem nel 1934. La vita
di Ella fu cesellata di importanti riconoscimenti artistici, mentre
nel privato fu flagellata da eventi familiari traumatici in gioventù
e dalla malattia in vecchiaia.
Il blues è una storia seria e
importante, Il Corvo Torvo se lo sente addosso e il solenne e ieraticissimo
Silvano gli ha voluto dedicare tutta la seconda ondata di
appuntamenti live di questa stagione che prende il via venerdì 27febbraio.
Il primo concerto di Puzza Fa' Lu Blues
è quello di The Bigballs Eggs & Cheese (le grandi
pallotte cac'e ove), trio composto da Janis J. Winter (voce),
Pierluigi Petricca (slide guitar) e Marco Pellegrini (harp &
guitar). E non a caso si inizia con loro, che si dedicano a uno
stile particolare di blues – lo stile delle origini, il Delta
Blues.Per delta si intende la foce del Mississippi, il
fiumone lunghissimo che attraversa gli USA dal Nord del Minnesota per
10 stati federati per riversarsi nelle acque del Golfo del Messico in
Louisiana dopo quasi 4000 km.
Nei territori del Sud, fra le colline
dello Stato del Mississippi, con tutta probabilità è nato il blues
alla fine del XIX secolo, in un contesto rurale di estrema povertà e
piantagioni di cotone su cui si spaccavano la schiena e riversavano
sudore gli schiavi afroamericani.
Blues è un termine che già dalla
prima metà del 1800, in quei luoghi, si riferisce alla noia, al
tedio. Sicuramente le popolazioni nere costrette a lunghe ore di
faticoso appiattimento nei campi non se la spassavano granché, e col
tempo blues passò a indicare tristezza e malinconia veri e propri.
C'è un'espressione ancora corrente che recita I've got the blues, e
il blue è il colore del magone più mesto.
Il Delta Blues ha rappresentato la
naturale e primigenia evoluzione dei lamenti di dolore che le vittime
degli schiavisti negrieri si scambiavano faticando fra le piante di
cotone. Il blues nasce dai canti di lavoro, caratterizzati da figure
ritmiche ripetute ossessivamente, strofi essenziali dai versi
generalmente non rimati che davano voce a profanissime lacerazioni
del vissuto quotidiano.
Con l'abolizione – sulla carta –
della schiavitù, il blues si emancipa dal contesto agricolo, e i
musicisti del Delta assumono consapevolezza identitaria della propria
arte, definendola via via professionalmente. Fra la fine degli anni
'20 e il decennio successivo il blues si afferma progressivamente
come musica della comunità afroamericana diffondendosi aldifuori delle contee del
Sud. Ce ne sarebbero da dire ancora
parecchie. Dato che si tratta di musica, e dato che la
musica passa per le orecchie, e dato ancora che ce ne sarà da
ascoltare parecchia durante Puzza Fa' Lu Blues, qui di séguito ci
facciamo insieme una bella infarinata propedeutica di Delta
Blues a mo' di cotolette. Quali furono i maggiori esponenti di questo stile originario?
CHARLEY PATTON (1891–1934) è da
molti considerato l'iniziatore dello stile Delta Blues, e nonostante
fosse un ometto basso e magrolino, aveva un vocione davvero potente.
Sapeva il fatto suo quando suonava dal vivo, era un intrattenitore
nato e viene descritto come il classico bluesmancarismatico e
scavezzacollo. In realtà – a differenza di altri suoi
contemporanei colleghi dalle esistenze vagabonde e arruffatissime –
è ricordato come il primo vero musicista blues professionista, nel
senso che si esibiva in occasioni programmate. Figlio del Mississippi
di sangue misto – nero, bianco e perfino Cherokee – Patton amava
far vibrare le corde della sua chitarra all'Hawaiiana, tenendosela
sul grembo, glissando con il bottleneck o con un coltellino
tascabile.
HUDDIE WILLIAM LEDBETTER, conosciuto come Leadbelly o Lead Belly(1885–1949), in realtà non nacque né visse nel Mississippi ma più a ovest,
fra Texas e Louisiana, e poi a New York. Ciononostante, la sua
esperienza di musicista folk-blues è parzialmente sovrapponibile al
mood Delta, e vale la pena citarlo. Si divise la giovinezza fra il
lavoro nei campi di cotone e lo studio appassionato di fisarmonica e
chitarra. Ben presto fu in grado di guadagnarsi da vivere suonando,
sebbene la personalità burrascosa lo portò in prigione per diverse
volte, anche per omicidio. Il nomignolo Lead Belly–pancia di
piombo– gli fu affibiato proprio dietro le sbarre per essersi
preso una pallottola nell'addome mai estratta. E in
prigione Ledbetter ebbe l'opportunità di ascoltare, imparare e
assorbire dai compagni di sventura una gran quantità di canti
popolari e tradizionali. L'attività di riscoperta delle radici
musicali degli afroamericani operata da Leadbelly nella sua musica
ebbe un'enorme influenza, a partire dalla fine degli anni '60 in poi,
sul revival folk che attraversò gli USA giungendo ai giorni nostri
fino al mainstream. Where Did You Sleep Last Night dei Nirvana, ad
esempio, è in realtà una cover di Black Girl di Lead Belly.
ROBERT JOHNSON (1911–1938) è stato
un musicista di grandissimo talento ed inseguì il sogno di diventare
un bluesman professionista per tutta la sua brevissima esistenza.
Questa aspirazione era in lui talmente totalizzante che ne nacque
tutta una serie di tetre leggende che lo vollero non solo essere
solito vagabondare per cimiteri con la sua chitarra, ma addirittura
essersi venduto l'anima a Satana in cambio di uno strumento
prodigioso. La verità era che Johnson si immerse ossessivamente
nella musica fino alla consunzione psicofisica, oltreché al
raggiungimento di livelli tecnici eccelsi nel fingerpicking. Rimasto
vedovo appena diciottenne, non si riprese mai dal trauma e
l'alcolismo lo sfiancò di lì in poi. Morì ad appena 27 anni - come
tante icone “maledette” della popular music – non si sa bene
come: c'è chi lo vuole avvelenato per gelosia da una donna, chi
sfinito da un attacco epilettico, e chi ancora ci vede la mano
del Diavolo.
SON HOUSE (1902–1988) era stato il burlone che aveva diffuso la leggenda
sulla presunto patto col Diavolo di Robert Johnson di cui sopra.
Aveva un timbro di voce caldo e sensuale, amava le donne – o per lo meno non riusciva a starne lontano, dato che se ne
sposò 5 - ed ebbe una vita alquanto spericolata, divisa fra sacro
e profano: fu predicatore per la Chiesa Battista, si fece qualche
anno di galera per omicidio e quando uscì abbandonò il Mississippi
per New York. Nella Grande Mela lavorò da semplice operaio, per poi
tornare al blues nella seconda metà degli anni '60 esibendosi anche
in Europa. Se lo portò via un cancro alla laringe a Detroit, dopo
aver sofferto anche di Parkinson e Alzheimer. Pochi anni fa The
White Stripes hanno coverizzato la sua Death Letter Blues.
Al
Delta sono legate anche le infanzie biografica e musicale delRe del Boogiee della scena blues di Detroit, JOHN LEE HOOKER (1917–2001). Hooker nacque nel Mississippi e fu tirato su, nei primissimi
anni, a pane e spirituals, poiché il padre era un predicatore
battista. Dopo il divorzio dei genitori, Hooker si ritrovò per
patrigno un musicista che si esibiva con Charley Patton (vedi sopra),
e così fu introdotto al mondo del blues molto precocemente,
continuando a suonare, cantare e incidere anche quando dovette
trasferirsi a Detroit lavorando come metalmeccanico. Col tempo
divente una star acclamata, comparve nel film The Blues Brothers e
trascorse una vecchiaia serena ed economicamente florida.
'MISSISSIPPI' FRED MCDOWELL(1904–1972) nacque e visse per la maggior parte
della sua vita in Tennessee suonando per fiere e feste di paese.
Diventò famoso soltanto alla fine degli anni '50 grazie
all'etnomusicologo Alan Lomax, fautore della “scoperta” di
diversi talentuosi musicisti del Delta. McDowell rimase sempre fedele
ortodosso delblues più radicale e più volte affermò di sentirsi
musicalmente estraneo a ciò che veniva definito come rock'n'roll.
Utilizzava bottleneck e Dobro– chitarra inventata negli anni '20
dotata di un risonatore interno in grado di amplificarne notevolmente
il suono.
AncheBOOKER T. WASHINGTON 'BUKKA' WHITE(1909–1977) era figlio del
Mississippi e anche lui, in gioventù, ebbe il privilegio di entrare
in contatto col padre del Delta Blues, Charley Patton. Già il
polistrumentista papà di Bukka aveva introdotto l'erede al violino e
poi alla chitarra, nonostante l'opposizione della nonna, che non
voleva si suonasse musica del diavolo in casa. E anche Bukka White,
come altri illustri colleghi, ebbe qualche guaio con la legge finendo
per qualche anno, con l'accusa di omicidio, in galera, dove però
godeva del rispetto di tutti e dove trasse ispirazione per diverse
canzoni incise in séguito da uomo libero. Cugino di B.B. King,
personalità trascinante, Bukka White continuò a far musica per
tutta la vita.
Dopo
quest'immersione non ci resta che darvi appuntamento a venerdì 27 febbraio al
Corvo Torvo, in Corso Roma 92, con il Delta Blues dei The Bigballs Eggs & Cheese. Trovate il calendario completo di Pizza
Fa' Lu Blues a questo link. Boom boom boom e cra!
Il Corvo è il pennuto dall'animo
Torvo, nostalgico e languido per antonomasia, e qua all'Osteria tutto
è traboccante di blues – persino le coppe dei dessert prima di
essere consolate a mestolate di creme goduriose da Silvano. Insomma, è sì un fatto di musica ma non esclusivamente: qua il bluesscorre nel sangue, sotto la pelle e pure nelle stoviglie, e chi vuole bene a questo posto per affinità elettive non potrà non apprezzare quanto stiamo per annunciare.
Da fine febbraio, un venerdì sì e uno no e fino a
primavera inoltrata – poi arriverà il caldo e si spera ci saremo lasciati
alle spalle struggimenti vari in onore di espadrillas e
spensieratezza – Puzza Fa' Lu Blues celebrerà questo moodper anime
sospese fra tormento, sensualissimo scazzo e cadenzato tasso
alcolemico con cinque appuntamenti di musica live che non potete e non vorrete
perdervi.
I concerti, come da rotadissimo
costume, sono a ingresso libero – 22:30, 23:00 trattabili. Ricordiamo sempre che si accettanoprenotazioni ai tavoli
esclusivamente per chi si ferma a cena.Se ci seguite virtualmente
ma non avete ancora fisicamente sperimentato la cucina del Corvo, non
possiamo che invitarvi a cogliere l'occasione e raggiungerci prima
del live per dedicarvi alla sezione mangereccia (il menu attuale lo
trovate cliccando qui).
Il calendario di Puzza Fa' Lu Blues è qui di séguito:
I cani amano la compagnia, e i corvi
pure!, oltre alla buona tavola. E dato che al Corvo, nonostante i
suoi modi anticonformisti, piace pure il clima raccolto e festoso che
inonda Lanciano e il mondo intiero negli ultimi giorni dell'anno,
l'oste Silvano e la sua brigata chiamano a raccolta per due appuntamenti che
ora andrete ad annotare sui vostri pronti taccuini cartacei e/o
virtuali.
Il primo è gastromusicale, è per il 26 dicembre, fa parte
del calendario di Corvo Torvo Live che dallo scorso ottobre vi
riempie cuore e orecchie di belle note a venerdì - più o meno -
alterni (trovate tutti gli eventi in programma esattamente a questo link) ed è con i DogsLoveCompany. Corregionali e coinvolgenti, amici
di lunga data del Corvo e dei suoi fedelissimi, i Dogs tornano non
solo per rispolverarci memoria del “vecchio” album Cutina, ma
proporranno anche un'anteprima del disco nuovo in lavorazione.
Tanto
folk intriso di storie e profumi d'Abruzzo sullo sfondo di Mamma
Majella, e poi blues, swing, bouzouky, fisarmonica...
Come al solito
Silvano ci metterà del suo dalle quinte dei fornelli, per cui la
formula è quella che ben conoscete: appuntamento per cena con menu
alla carta, così state comodi al tavolo tutta la sera, e poi
concerto verso le 22.30, con ingresso liberissimo per chi decide di
raggiungere l'Osteria con calma per un bicchiere e la musica.
Il secondo
appuntamento è tutto dedicato alla gola ed è per il 31 dicembre con
il Capodanno al Corvo Torvo. Date un'occhiata qua sotto al menu - € 45,00
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