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venerdì 31 marzo 2023

Il pranzo di Pasquetta! Ovvero: il ritorno che non ti aspetti...

Tanto per essere chiari sin dall'inizio: NON è un pesce d'aprile! 

Lunedì 10 c'è chi si risveglierà dopo tre giorni di clausura, e invece Il Corvo Torvo si rifarà vivo per pranzo addirittura dopo sette anni.

Insomma, evento portentoso da non perdere; anche perché, se e quando si ripeterà un appuntamento del genere, almeno per ora, non è dato da sapere.

Ciò che è certo è che Il Corvo è un sentimento che ha continuato a covare e bruciacchiare dentro, al di là del tempo e dello spazio. Tant'è che l'amata cucina della mai dimenticata Osteria di Terra si teletrasporterà per questa occasione leggendaria presso l'Anxa Sport Village in via Contrada Camicie 32 a Lanciano (CH), un posto speciale in cui Mago Silvano evocherà sapori che, chi ha già provato in passato, è inverosimile abbia voglia di lasciarsi scappare. 

Inoltre a Pasquetta, oltre al discorso pranzo, saranno a disposizione anche gli spazi attrezzati dell'Anxa per alcune attività sportive (panza piena in corpore sano). 

Per chi invece è novizio del Corvo, l'augurio è che sia l'inizio di un nuovo amore e occasioni future

Vi si attende con molta gioia e un paio di rughe in più. Prenotate allo 0872 700564 contattando l'Anxa Sport Village.

Cra!

venerdì 11 dicembre 2015

Per tutto quanto: grazie.

Quelle che state per leggere sono le parole più brutte e prive di senso pubblicate da due anni e qualcosa a questa parte sul blog. 

Il Corvo chiude. Niente più cra-cra, oste rilassato, foglie di ceramica, Francesca e Annalisa che si smazzano fra i tavoli mentre vi prendete qualche chiovo potente scarabocchiando le tovagliette di carta... Manco più musica figa, nulla più, tutto finito. Un posto così nei paraggi non c'è. Chiedetevi se c'è, e rispondetevi da soli no non c'è, per un milione di motivi. Pregi e difetti del caso, tutto insieme... Sommate e sottraete. Ma non c'è un posto così, non ci sarà più. 

La cosa più orrenda di tutte è che Il Corvo non chiude perché non ci va gente, e allora certo che dovrebbe chiudere. Anzi, Il Corvo va bene, e questa è proprio la parte peggiore della questione. Il Corvo è strapieno di gente il sabato, e non riesce a starsene mai tanto per i cavoli suoi manco prima del weekend. Insomma, lavoro ce n'è e pure tanto, ed è probabile che ce ne sarebbe stato ancora di più nei mesi a venire. Lo dice sempre quel coglione boyscout che siamo fuori dalla crisi. E infatti siamo fuori dalla crisi e Il Corvo chiude.

Il fatto è che non importa quanto uno si spezzi la schiena e ci sia da sgobbare davanti ai fornelli e alla lavastoviglie, non importa quanto tu sia pronto a rischiare pur di fare qualcosa che piace a te prima di tutto, in cui sei pronto a mettere la tua faccia, qualcosa che ti appaga, che ti tira da morire e devi fare se non vuoi sputarti quando ti guardi allo specchio, qualcosa di diverso dall'ordinario, di forte, di vero, di fuori mercato – e non importa neanche quanto tutto questo venga ricevuto o apprezzato. Non importa più un cazzo di niente perché lo Stato se lo mangia a tasse, e tu non puoi farci nulla

Sì, questo è un fantastico post che piove, governo ladro, e Il Corvo sostanzialmente chiude per cose poco romantiche e molto pragmatiche, le tasse, perché se hai un'attività di ristorazione e vuoi mettere sulla tavola roba degna rispettando tutte le regole, pure quelle più assurde e pretestuose, poi non solo ti va di lusso se non ci rimetti di tasca tua, ma ti ritrovi pure a tirare a campare in un posto che ha da offrire pochissimo in termini di servizi e cultura e sanità e istruzione. Chi se l'aspettava che sarebbe tutto finito scrivendo cose tipo un Del Debbio da due lire

Ma voi, nei panni di uno che si fa un mazzo tanto per seguire la bellezza e condividerla in tutto quello che tiene sotto mano – nel cibo, sui muri, nell'aria – e vede che questa cosa è accettata, ben voluta, ha riscontro; voi nei panni di uno che poi si ferma a tirare le somme e si rende conto che il sistema gli risucchia metà delle risorse psicofisiche e monetarie, e in cambio gli para davanti un orizzonte di sbattimento a ruota e zero prospettive di miglioramento, nonostante tutto regga alla perfezione; voi, in quei panni lì, quanto resistereste senza strapparveli di dosso e sfanculare tutto? 

Il Corvo chiude perché manco andare bene è più sostenibile. Andare bene è sostenibile fino a quando sei disposto ad accettare lo sfiancamento del morto a galla. Avete figli? Chi ha figli la gloria dopo un po' se la mette sotto le scarpe, perché con la gloria da sola non ci paghi le bollette di casa, e dopo un po' la gloria incattivisce e toglie la voglia di fare. Conservate i ricordi migliori, Il Corvo non c'è più perché non c'è alternativa.

sabato 28 novembre 2015

Orgoglio torvo: corvi letterari (prima parte)

Povero corvo... Nella tradizione letteraria non ha fatto quasi mai una figura anche soltanto passabile. Qualche eccezione consolatoria in effetti esiste e l'abbiamo registrata, ma in generale le sue penne scure e il suo vociare non propriamente gradevole lo hanno reso oggetto di associazioni mentali poco edificanti, se non di maledizioni vere e proprie. 

Storie in letteratura che coinvolgono a vario titolo il nostro pennuto preferito ce ne sono in larga misura, e per questo contesto ci accontentiamo dell'adagio nel bene e nel male, purché se ne parli

Ecco una selezione di grandi classici letterari contenenti corvi; va da sé che pure nei casi in cui questi ultimi sono tacciati di cosacce brutte, vi consigliamo lettura e approfondimento: anche solo per dissentire sull'eventuale visione globale negativa sottesa, esprimere solidarietà ai nostri amati, e dare voce all'Orgoglio Torvo che se siete arrivati fino a qua innegabilmente vi contraddistingue.

Icona messinese del profeta Elia, XVIII secolo
I primi corvi letterari importanti che trattiamo qui risalgono alla narrazione biblica incentrata sulle vicende di un personaggio abbastanza impegnativo. Il profeta Elia appare in lungo e in largo nei Libri dei Re 1 e 2 della BIBBIA, resuscitando gente, moltiplicando cibarie, ammonendo sovrani zozzoni e assassinando a mani nude frotte di infedeli. 
Alla fine Elia neanche muore, tanto è poco ordinario il suo caso umano, ma viene rapito da un carro infuocato condotto da cavalli che trascinano il profeta in un turbine fino al cielo (2Re 2,11) – come una specie di Gesù in ascensione o un Apollo perso nel sole
Fra le mille e più avventure in cui è implicato questo impavido personaggio ce n'è una che ci interessa da vicino: all'inizio della sua carriera di rimbrottatore di malfattori, Elia se ne va in eremitaggio forzato a vivere in mezzo alla natura dissetandosi alle acque di un torrente. Qui viene sfamato da dei fantastici corvi che, maestri della ristorazione pure in mezzo alla carestia, gli garantiscono una dieta varia ed equilibrata a base di pane e carne (1Re 17,3-6). Il tutto accade per intercessione e volere divini – e qui non aggiungiamo altro per non essere blasfemi e non scivolare sulla facile buccia di banana dell'autocelebrazione. 

Esopo (VI sec. a.C.), Fedro (I sec.) e Jean de La Fontaine (XVII sec.), invece, al corvo gli hanno fatto fare tutti quanti una figura abbastanza barbina – una figura unica cumulativa, dato che di base raccontano la medesima vicenda. 

IL CORVO E LA VOLPE è una favola vecchia come il cucco, è stata narrata a vario titolo da tutti i letterati citati di cui sopra. Come si ricorderà, è la storiella di un corvo un po' tordo e parecchio vanitoso: si lascia fregare un pezzo di formaggio da una volpe che lo adula e lo invita a cantare per dimostrarle che la bellezza delle penne corrisponde a un talento vocalico improbabilissimo. 
Il corvo è di quelli a cui piace piacere – ego smisurato?, insicurezza? – e che si gongolano nelle sviolinate; spalanca il becco e gli cade il formaggio, prontamente afferrato dalla volpe, che si da alla fuga. 
Giovanni Arpino – giornalista e scrittore del secolo scorso – ha persino inventato una coda alla favola, nella quale il corvo, oltre alla figuraccia, fa anche una brutta fine e ci lascia le penne per zampa della figlia della volpe.

Altre pagine, altro esimio letterato, e altro corvo soprattutto – che però, nel caso specifico che segue, c'entra in maniera alquanto ambigua
Giovanni Boccaccio, quello del Decamerone, a un certo punto della sua vita – in piena andropausa pre-mortem, intorno al 1365 ad essere precisi – ripudia amore cortese e storielle sconce in un sol colpo, prendendo la strada della misoginia. Nel CORBACCIO butta giù un delirio violentissimo nel quale immagina il defunto marito di una donna che ha rifilato un due di picche a un tale disperatissimo – il tale dell'io narrante – mentre sciorina tutta una serie di invettive nei confronti della vedova, volte a mostrare la vera natura odiosa, arcigna e lussuriosa non solo di lei, ma di tutte le donne in stock. 
Il tono di Boccaccio è fra il grottesco e l'acido, tanto che fra i filologi del caso c'è chi sospetta che qualche donna gliel'avesse negata, e lui medesimo stesse più o meno vagamente, autobiograficamente e definitivamente rosicando di brutto (come sapete la ciuccia inciuccinisce soprattutto chi ne soffre la carenza). 
Quello che resta incerto è a quale corbaccio si riferisca il titolo della prosa: forse al corvo come allegoria gracchiante «simbolo funebre di maldicenza e aggressività», oppure alla vedova per «il color nero del [suo] vestimento». Comunque sia, nulla di simpatico.

Illustrazione di Édouard Manet
Qualche secolo dopo Edgar Allan Poe si sballava tantissimo con tutto quello che gli capitava sotto. Alcool e droga a manetta lo trascinavano in viaggioni tremendi e soffertissimi, in cui il poveraccio non si sa se trovasse il conforto o l'oblio cui – supponiamo – aspirasse, ma quantomento fu da essi agevolato alla costruzione di un'estetica personalissima piena di fascino lugubre
Tutto ciò che cercava Poe con ossessione maniacale era Bellezza, completa e incontaminata – scevra da intenti sociali o didattici. La cercava nella musicalità dei suoni delle parole e nelle immagini misteriose ed evocative, e sicuramente fece centro nel 1845, quando conquistò la fama con la poesia THE RAVEN (Il Corvo), tradotta e commentata in Francia da mostri sacri e altrettanto maledetti e fraciconi come Mallarmé e Baudelaire
La Bellezza di cui sopra qui comprendeva l'uccello del malaugurio («the bird of ill omen», così l'autore spiegava il senso del nostro amato pennuto), nonché profeta e insieme cosa del male, che incessantemente ripete il suo famoso nevermore (mai più!) in ricordo della defunta amata Lenore della finzione poetica.  

ULTIMO VIENE IL CORVO è un bellissimo racconto del 1947 di Italo Calvino, nonché raccolta di brevi storie contenenti il racconto stesso pubblicata nel 1949. Nel nostro piccolo vi invitiamo a leggere per la tensione emotiva e la lucidità realista con cui l'autore riesce a cogliere l'assurdità di un omicidio e, con esso, di qualunque assassinio sullo sfondo della Resistenza e delle campagne del settentrione. 
Il corvo anche qui presta le sue penne in funzione di messaggero funesto. Calvino – e non dobbiamo dirlo noi – è un maestro nel cogliere il carattere contemporaneo ed eterno dei simboli della ritualità umana. Il suo è un corvo solenne che appartiene a tutte le epoche della storia umana e delle sue guerre stupide e innecessarie.
Illustrazione di Attilio Mussino

L'ultimo corvetto letterario che citiamo qui appare in uno dei testi più conosciuti, diffusi e per questo motivo snaturati al mondo in codazzi di versioni varie ed avariate, ovvero il PINOCCHIO di Collodi
All'inizio del XVI capitolo, il burattino viene recuperato impiccato a un albero grazie all'intervento della Fata Turchina, che lo sistema a letto privo di sensi e chiama al suo capezzale tre medici affinché lo recuperino. Uno dei tre è appunto un Corvo, che assolve le sue tradizionali funzioni di menagramo pure in questa situazione e spaccia paradossalmente il pezzo di legno Pinocchio per morto.

Alla prossima con altri corvi letterari...

domenica 15 novembre 2015

Dago Red in concerto il 20 novembre con PerCorsoRoma

Ogni pretesto è giusto e sacrosanto per ospitare i Dago Red fra le solide e pietrose mura del Corvo.

Stavolta l'occasione buona ce l'ha apparecchiata su un piatto d'argento PerCorso Roma, che il prossimo venerdì riempirà i locali aderenti di Blues&Food con 7 eventi live di musica che spazia dal blues al jazz passando per tutte le felici e disparate contaminazioni del caso. Bello, no?

I Dago Red suoneranno all'Osteria il 20 novembre, a partire dalle 21.30, e torneranno a condividere il loro repertorio di folk e blues nutrito di brani storici del genere, insieme a pezzi originali tratti dai 3 album all'attivo – che potete ascoltarvi anche online direttamente da qui


Di loro abbiamo già detto e scritto, ci piacciono un sacco e li aspettiamo ad ali spalancate, perché sanno di buono, di familiare, di caldo e corroborante, come il vino rosso tracannato dai disgraziati dagoes italici immigrati che cercavano fortuna – o perlomeno sopravvivenza - nel Nord-America dei primi decenni del secolo scorso; come quel conforto alcolemico un po' cerimoniale e un altro po' scavezzacollo che si portano nel nome, e che riecheggia negli aromi e nei colori nell'orizzonte domestico, modesto eppure classico, nella sua essenzialità venata di dissacrante ironia 100% bluesy, dell'omonima raccolta di racconti Dago Red, per l'appunto – del corregionale John Fante.

Vi consigliamo di prenotare per tempo, perché quando ci sono i Dago Red nei paraggi i tavoli vanno via come il pane non stiamo esagerando. Quindi chiamateci allo 0872 716303, e poi keep on bluesin' e keep on cra-cra-cra!

martedì 27 ottobre 2015

Il torvissimo Halloween del Corvo con PerCorso Roma! Doppio appuntamento il 31 ottobre e il 1 novembre

Diciamocelo senza troppi giri di parole: Silvano e Debora, la festa di Halloween, non se la sono filata di striscio mai e poi mai in undici e passa anni di sbrigliatissima carriera. 

Per snobberia? Per pigrizia? Perché i dolcetti cariano i denti e non ci va di far ingrassare a sfregio gli odontoiatri? No a tutte e tre le lecitissime ipotesi. 

La questione nuda e cruda è questa: di feticcio nero e oscuro, all'osteria, ce n'è uno e insostituibile e si chiama Corvo

Si dà il caso, fra l'altro, che questo pennuto sia anche parecchio geloso della propria torvezza, e insomma non ci si è mai posta neanche lontanamente la questione se fosse o meno il caso di metterlo in competizione con altre diaboliche icone delle tenebre e, di conseguenza, trasformare una festa goliardica in una mega rissa fra uccelli neri, pipistrelli e altri individui volanti e particolarmente fetusi tipo streghe o ragni pelosi (che è vero che non volano, ma si intonano a perfezione al resto della truppa). Il rischio di lasciarci le penne sarebbe stato alto e non era il caso di correrlo.

Quest'anno però le cose sono davvero diverse. Come sapete abbiamo aderito a PerCorso Roma e sosteniamo con sommo gaudio le iniziative proposte da questa operosa associazione - di cui facciamo parte in prima persona – fra cui quella che, per l'appunto, onorerà la tetra vigilia di Ognissanti con una speciale rassegna dedicata alla gastronomia

Nelle serate del 31 ottobre e 1 novembre in tutti i ristoranti aderenti saranno proposti degli speciali menu a prezzo ridotto dedicati ai sapori dell'autunno - Osteria Il Corvo Torvo felicemente compresa. 

Halloween in realtà gelosie ornitologiche a parte è una delle ricorrenze più rock'n'roll, sbrindellate e anti-tutto dell'anno; a noi quei bei teschioni minacciosi da biker tempestati di borchie e tatuaggi lugubri, alla fine, ci sono sempre piaciuti. Per cui questo weekend coccoleremo il Corvo un po' più del solito affinché non ci scappi il morto, e festeggeremo il nostro primo torvissimo Halloween come si deve.

Ecco il nostro menu:

Crostatina di zucca su crema di verza viola

Timballino di polenta con borragine e nocciole

Filetto di maiale ai funghi dell'Alto Sangro

Gateau di ricotta, zucca e cioccolata

Vino Villa Medoro Montepulciano

Prezzo € 25,00

Per prenotare potete contattarci, come al solito, per telefono ai numeri 0872 716303 e 347 7158527, oppure via Facebook a questo profilo

Vi salutiamo col nostro cra più corvino di sempre... 

venerdì 11 settembre 2015

Finalmente... PerCorso Roma! Dal 14 al 16 settembre le Feste di Settembre invadono Corso Roma

Chi bighellona abitualmente per Lanciano sa bene che lungo Corso Roma si affacciano, in particolare, due tipologie di elementi urbanistici. Prima di tutto, le chiese storiche: c'è quella di San Francesco che nei mesi caldi richiama querrule e variopinte carovane pellegrine in visita al Miracolo Eucaristico; più su Santa Lucia col suo bel rosone gotico, che a metà dicembre festeggia spesso la notte più lunga dell'anno a suon di consigliatissime corali; e poi la chiesa di Santa Chiara, con annessa arciconfraternita gothic darkettona che ci dà giù sotto Pasqua, giusto a mezzo tiro di schioppo dal Corvo.

Porzione del venerabile Cromaticoro (Ph.: M. Lorenzet)
L'altra tipologia di elementi urbanistici di cui sopra ci riguarda più da vicino, ed è quella beona e profana costituita dalle numerose attività a sfondo pappatorio dislocate per la via e immediati dintorni, che fanno di Corso Roma la strada dei ristoranti di Lanciano. Ce n'è un po' in tutte le salse, e sembra quasi che, dalla rotonda di viale Cappuccini fin sotto a piazza Plebiscito, sia tutto un fantastico capitombolo direzione sollazzamento panze.

In questi giorni di fine estate, per voi oltranzisti del fronte golosista di Corso Roma arriva una bella novità – che in effetti era nell'aria da più di un anno, e che giunge a completa gestazione dopo svariati travagli amministrativi e non. Questa novità si chiama PerCorso Roma ed è un'associazione costituita da 9 fra le piccole e medie attività di ristorazione che animano la connotazione conviviale della via. Puntata numero 0 di questa avventura appena nata è una ricca tre-serate benedetta e patrocinata dalle Feste di Settembredal 14 al 16 settembre – che riempirà il nostro amato corso non soltanto di squisitezze enogastronomiche, ma anche di intrattenimento e arte, con musica, arti visive, performance di artisti di strada, fotografia, nonché di un colorato mercatino dell'artigianato. Il tutto è stato messo su con impegno e dedizione con la preziosa collaborazione del FotoClub L'Obiettivo di Atessa e dell'associazione Amici del Mosaico Artistico di Tornareccio. Quest'ultima, in particolare, sarà presente con materiali informativi sulle attività della scuola di mosaico e con opere realizzate dagli allievi durante i laboratori.

In fondo all'articolo potete spulciarvi per bene l'intero programma dell'iniziativa dell'associazione PerCorso Roma, per la costituzione della quale si sono rimboccati le maniche – oltre, ovviamente, all'Osteria Il Corvo TorvoAi Vecchi Sapori, Capitan Blood, Il Chiostro, La Corona di Ferro, La Taverna del Mastrogiurato, Osteria 101 ed Enoteca Santa Lucia. Durante le tre serate verranno proposti speciali menu degustazione. Corso Roma, ça va sans dire, sarà chiusa al traffico, per cui ci saranno anche posti all'aperto, e insomma si potrà cenare nel mezzo della festa.

Mousse al Montepulciano (Ph.: A. Di Carlo)
Qui a Il Corvo Torvo siamo belli rossi e sanguigni, quindi ci buttiamo sul Montepulciano d'Abruzzo DOC dal primo fino al dolce con i gloriosi Strozzapreti con salsiccia, cannella e Montepulciano, l'epico Brasato di maiale al Montepulciano e la leggendaria Mousse al Montepulciano (€ 25,00 un quarto di Anxanum Eredi Legonziano Montepulciano incluso).

Fra gli appuntamenti musicali di questa primissima manifestazione di PerCorso Roma sono questi non possiamo segnalarvene due in particolare, ovvero Emilio Stella (chi ci frequenta, sa!) in concerto a Largo Carabba il 15 settembre e il divin Cromaticoro, che essendo una freca di gente può permettersi il dono dell'ubiquità e il 16 settembre percorrerà la via in lungo e in largo a mo' di carovana itinerante.

Emilio Stella (Ph.: M. Lorenzet)
Noi ve li consigliamo non soltanto perché parte in causa dell'associazione PerCorso Roma e delle attività connesse, ma anche perché coinvolgono amici di vecchia data del Corvo – e insomma ci piacciono proprio di cuore da sempre, e siamo sinceramente felici che abbiano accettato di sostenere questo progetto. Che è sì mangia-bevi-spasso, ma sottindende anche, idealmente, la riqualificazione e la valorizzazione collettive di questo spazio urbano – in larga parte inteso quasi esclusivamente come territorio destinato al turismo religioso e strada di percorrenza veloce e distratta da parte dei Lancianesi – in senso socio-culturale e ludico.

Perché poi, diciamocelo pure: la sera, l'estate soprattutto, fa un po' tristezza camminare per la via deserta fra i cru-cru dei piccioni che sonnecchiano sulle persiane. Quindi, oh corvi!, vi chiamiamo a raccolta e vi includiamo attivamente in questa impresa: scendete in strada con noi, riappropriamoci insieme di Corso Roma, svegliamo palombelle, capinere, passerotti e facciamo festa...

Cra e sempre cra!

***

PERCORSO ROMA - FESTE DI SETTEMBRE 2015
EVENTI IN PROGRAMMA





14 settembre


Musica
  • Andrea Castelfranato in concerto (chitarra acustica) - Larghetto San Massimiliano M. Kolbe (Larghetto Santa Lucia)
  • Redblack in concerto (trio acustico femminile, pop rock) - Largo dei Tribunali

Arti visive e performative, su tutto Corso Roma
  • mostra itinerante di Armando Di Nunzio, scultore in opera
  • mostra personale di  Marco Biondi 
  • esposizione pittorica Gessica Di Monte
  • giocoleria e fuochi a cura di Lula Visus
  • esposizione mosaici a cura dell'associazione Amici del Mosaico Artistico di Tornareccio - Larghetto San Massimiliano M. Kolbe (Larghetto Santa Lucia)
Mercatino dell'artigianato, su tutto Corso Roma


15 settembre
Musica
  • Emilio Stella in concerto (cantautorato) - Largo Carabba
  • Apollo Band in concerto - Largo dei Tribunali

Arti visive e performative, su tutto Corso Roma

Mercatino dell'artigianato, su tutto Corso Roma

16 settembre
Musica

Arti visive e performative, su tutto Corso Roma

Mercatino dell'artigianato, su tutto Corso Roma

mercoledì 9 settembre 2015

(Con)Fusioni e la "torva" bellezza dell'indefinito

Pochi giorni fa, qui a Lanciano, si è rimessa in moto la macchina di (Con)Fusioni, ovvero l'inusuale mostra delle opere incompiute (cit.) ospitata nei locali del Diocleziano e – per quanto riguarda la ricchissima sezione dedicata alla fotografia – nel Foyer del Teatro Fenaroli

Questa sorta di ponderazione condivisa sulla bellezza destabilizzante e inquieta di tutto quanto è indefinito, imperfettamente vitale, aperto a infiniti mondi e modi, nasce sette anni fa come collettiva fotografica da un'idea di Luca Di Francescantonio che, con l'associazione culturale Arena 7, è via via riuscito a inglobare e coinvolgere un sempre crescente numero di creativi votati a un cospicuo quantitativo di discipline artistiche. (Ora come ora, più che di macchina, sarebbe il caso parlare quantomeno di autotreno.) 

Quest'anno le opere esposte saranno visionabili fino al finissage di mercoledì 16 settembre ore 21.30, durante il quale è prevista una performance a sorpresa; dalla quale, se si pensa che si tratta di una rassegna votata alla misticanza a oltranza, è lecito attendersi la qualunque. 

Maurizio Righetti, Fortuna                                          Maurizio Righetti, Madre
Una novità più che degna di nota introdotta dall'edizione corrente di (Con)Fusioni è stata l'inaugurazione della sezione dedicata alla gioielleria artistica. Quest'ultima ospita, tra gli altri, anche Maurizio Righetti, le cui manone capaci e sapienti hanno significato tanto nella costruzione estetica de Il Corvo Torvo, nel senso che diversi elementi di artigianato artistico presenti all'Osteria sono proprio sue creazioni. 

Torniamo volentieri a parlare di (Con)Fusioni qui sul blog pure perché c'è un altro creativo coinvolto che al Corvo sta parecchio a cuore, Debora Vinciguerra, che anzi insieme a Silvano e anche più di Silvano – che non si offenderà – costituisce l'anima più intima dell'Osteria

Debora Vinciguerra, Le pozze
L'opera di Debora si chiama Le pozze, è quella di una Grande Madre che gioca a carte scoperte esponendo i suoi pesciolini d'argilla ai quattro elementi, nonché a quanti – visitatori del Diocleziano – si avvicinano ai due capienti vasi di terracotta chiedendosi: «Ok: pesci e acqua. E poi...?».

E poi succede che a tratti il gioco si fa un po' crudele, perché l'istinto e l'esempio sollecitano ad afferrare un pesciolino di quelli ancora umidi, immergerlo nell'acqua, e osservarlo nel suo confondersi in un pantano in fieri. Lì, tutto ciò che era – e tutto ciò che era, era ancora in corso di realizzazione – viene sottoposto a un processo destinato alla destrutturazione, alla deprivazione d'identità, a un piccolo trapasso anch'esso abbozzato e precario. Eppure, in quello stesso papocchio torbido, corvino e torvo, è lecito immaginare le mani di Debora che tornano a infilarsi, inzaccherarsi e frugare, per poi plasmare cose nuove

Le (Con)Fusioni di Debora Vinciguerra sono quelle tutte tangibili, esperienzali, cicliche e in continua evoluzione della sostanza terrestre, attraversata e resa malleabile dall'acqua, insieme demiurga e distruttrice in potenza. L'argilla modellata in forma superstite, arrestata nel fuoco e resa stabile dall'aria, assume sembianza di terracotta in pesce – una riproduzione della natura, così come l'arte in senso classico è, in cui sostanza (terra) e forma (animale) coincidono e sconfinano l'una nell'altra, così come il tempo e lo spazio in cui si collocano.

Cosicché, il frutto ideale del tragitto percorribile nell'istallazione di Debora al Diocleziano – la terracorra come entità definita – è stato presentato durante l'anteprima Aspettando (Con)Fusioni dello scorso 6 settembre come parte della mostra fotografica Self Portrait: autoscatti al femminile, curata da Federica Di Castelnuovo con la collaborazione di Emanuela Amadio (docente di Storia della fotografia del Centro di Fotografia e Comunicazione di Pescara, che terrà, sempre in ambito (Con)Fusioni, un seminario gratuito su Fotografia e sperimentazione venerdì 11 settembre alle 19.00). 

Ph.: Olivier Jules
Respiri all'amo, opera anteposta cronologicamente all'esposizione di Le pozze al Diocleziano, è la scultura scelta da Debora Vinciguerra per rappresentare se stessa nella qualità della finitezza relativa e suscettibile di trasformazione: oscillante, compartecipe della carezza del respiro cosmico e aderente ai flutti casuali cui anche un piccolo soffio o un trivialissimo spiffero possono consegnarla, eppure sostanzialmente ancorata, completa, (con)creta, coerente.

La scultura di Debora – già presentata l'estate passata ad Art in the Dunes – e i 15 autoritratti fotografici di Self Portrait saranno esposti fino al 20 settembre in via dei Funai 1, sempre qui a Lanciano, nei locali dello spazio Pixie Promotion (durante il vernissage del 6, fra l'altro, si è anche buffettato con frutta e dolce preparati dal Corvo).

Il Corvo Torvo non può che consigliarvi di tenere sott'occhio l'intera kermesse, che vi elargirà materiale da viaggioni mentali a profusione. Potete consultare il programma di (Con)Fusioni a questo link.

Ph.: Federica Di Castelnuovo, Emanuela Amadio

mercoledì 10 giugno 2015

L'acqua, il mare e Il tesoro di Montecristo

Illustrazione di Annalisa Di Carlo
Eravamo rimasti alla manifestazione No Ombrina del 23 maggio, o meglio – qui sul blog – a qualche breve riflessione formulata qualche giorno prima del corteo. 
  
Sull'adesione in massa all'appuntamento, non ci piove. Non ci piove, fra l'altro, è un mezzo gioco di parole da leggere con smorfia, dato che quel pomeriggio s'è abbattuto un diluvio monsonico su Lanciano e lo scompiglio del caso è stato inevitabile. C'era comunque davvero tanta, tanta, tantissima gente, e a prescindere dal resto questo è un fatto notevole e positivo
  
Il resto da cui prescindere di cui sopra è stato – incombenze meteorologiche citate escluse – qualche scivolone folkloristico collaterale, ma pure su questo punto c'è da dire che quando si accende la miccia a una problematica tanto sentita, quando la partecipazione assume dimensioni tanto grandi, va da sé che qua e là si svacchi un po', che la questione diventi suo (nostro?) malgrado pretesto per dell'altro. In fondo e manco troppo in fondo, un selfie a imperitura testimonianza del nostro impegno civile o una sventolata di bandierone fanno tanto fregno, i mi piace col pollicione su ci garbano sempre assai... o no?

Nicola Antonelli e Icks Borea
Foto rubate alla fantastica Luisa
Torniamo al grano e lasciamo da parte la pula. Fra le numerose iniziative che hanno preso corpo in giro per tenere viva l'attenzione sul problema No Ombrina e sulla manifestazione del 23 maggio, al Corvo Torvo, nel suo piccolo e triviale diario digitale, preme serbare ricordo di una in particolare. La sera del 21 maggio Beppe 'Icks' Borea e Nicola Antonelli, con la collaborazione di Annalisa Di Carlo, si sono incontrati nel piazzale dell'ex caserma dei carabinieri vicino al Teatro Fedele Fenaroli, qui a Lanciano, e hanno dato vita a un'entità performativa chiamata Il tesoro di Montecristo
  
Ora, Montecristo è un nome che rimanda alla memoria un bel numero di evocazioni: un po' di esse sono solenni sia per via del monte (che è una cosa alta) sia per il Cristo (che, per chi ha fiducia in certe argomentazioni millenarie, è una cosa altissima per difetto); un altro po' di evocazioni sono invece criptiche, per via del tesoro e della qualità nascosta di pregio che questo lemma si porta appresso per definizione; altre ancora sono un po' letterarie e liquide allo stesso tempo, per via del romanzo di Alexandre Dumas e dell'omonima isola toscana, su cui la leggenda popolare vuole si abbattano misteriose acque maledette. All'acqua del mare, al suo incessante immortale e mai immobile rinnovarsi sempre diverso da sé da milioni di anni, al suo panta rei vitale, avvolgente, riflettente, minacciato dalla mano dell'uomo è stato dedicato l'incontro. 
  
Mentre venivano proiettate le immagini di Nicola immerso nell'Adriatico, lui stesso e Annalisa insudiciavano un mare di tulle, immacolato e inumidito da un gioco d'acqua circolare e anteposto alla medesima proiezione, con un rosso che progressivamente si bruniva fino al nero petrolio. Il velo era infine squarciato. 

Vittore Verratti
Fonte: Il Manifesto dell'Adriatico
Contemporaneamente, Icks prestava la sua voce a tre movimenti recitativi: quello iniziale, attraverso le parole del letterato portoghese José Saramago (1922-2010) sull'infinitezza dell'esperienza naturale e acquatica in particolare, e sulla sua sorprendente, irruente e consolatoria semplicità (il paragrafo conclusivo di Viaggio in Portogallo del 1981, più alcuni versi sul moto ondino); il centrale, con la lettura del Manifesto dell'Adriatico, testo di energica denuncia sui rischi legati alla manipolazione delle risorse ambientali redatto da Vittore Verratti, che è medico e professore di Fisiologia Umana all'Università degli Studi Gabriele d'Annunzio e insieme uomo di lettere e poeta; il conclusivo, il viscerale Show di Giorgio Caproni (1912–1990), un j'accuse rigurgitato addosso all'ipocrisia e all'ostentazione delle gerarchie politiche, sedicenti paladine del Bene Comune – Mare nostrum compreso.
  
Il Corvo ci tiene un mondo, o meglio un mare, a ricordare Il tesoro di Montecristo. Primo, perché buttare tutto in gloriosa retorica e far prendere aria fresca all'ego col pretesto dell'impegno civile è uno sport diffusissimo, ma Icks Borea e Nicola Antonelli non l'hanno praticato; secondo, per la discrezione, la grazia e la pertinenza con cui il valore estetico della performance ha saputo misurarsi con l'attualità dell'orrida faccenda Ombrina
  
Fotografia di Giovanni Colaizzi
Invece di lasciarvi con l'abituale cra di commiato, Il Corvo Torvo scomoda e prende in prestito due penne enormi e mette sul piatto altrettante considerazioni. La prima è una riflessione di Pasolini sull'alterità e sulla difesa della coscienza di classe dall'appiattimento conformista nella lotta per i diritti civili; è del 1975 ed è estrapolata da un testo che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto leggere al Congresso del Partito Radicale – avrebbe perché pochi giorni prima dell'incontro Pasolini fu assassinato. La seconda invece è tratta da La Peste (1947) di Albert Camus e la lasciamo al francese originario a dispetto dei non francofoni. È un piccolo inno all'equilibrio naturale fra l'uomo e il mare di cui si nutre molta della produzione dell'autore

Dove ripulirsi dallo sporco del mondo se non nell'acqua? Che si fa se anche l'acqua dell'Adriatico ce la lasciamo sporcare sotto il naso?

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[…] Attraverso il marxismo, l'apostolato dei giovani estremisti di estrazione borghese - l'apostolato in favore della coscienza dei diritti e della volontà di realizzarli - altro non è che la rabbia inconscia del borghese povero contro il borghese ricco, del borghese giovane contro il borghese vecchio, del borghese impotente contro il borghese potente, del borghese piccolo contro il borghese grande.
E' un'inconscia guerra civile - mascherata da lotta di classe - dentro l'inferno della coscienza borghese. (Si ricordi bene: sto parlando di estremisti, non di comunisti). Le persone adorabili che non sanno di avere diritti, oppure le persone adorabili che lo sanno ma ci rinunciano - in questa guerra civile mascherata - rivestono una ben nota e antica funzione: quella di essere carne da macello.
Con inconscia ipocrisia, essi sono utilizzati, in primo luogo, come soggetti di un transfert che libera la coscienza dal peso dell'invidia e del rancore economico; e, in secondo luogo, sono lanciati dai borghesi giovani, poveri, incerti e fanatici, come un esercito di paria "puri", in una lotta inconsapevolmente impura, appunto contro i borghesi vecchi, ricchi, certi e fascisti. [...]

Infatti: l'estremista che insegna agli altri ad avere dei diritti, che cosa insegna? Insegna che chi serve ha gli identici diritti di chi comanda. L'estremista che insegna agli altri a lottare per ottenere i propri diritti, che cosa insegna? Insegna che bisogna usufruire degli identici diritti dei padroni. L'estremista che insegna agli altri che coloro che sono sfruttati dagli sfruttatori sono infelici, che cosa insegna? Insegna che bisogna pretendere l'identica felicità degli sfruttatori. Il risultato che in tal modo eventualmente è raggiunto è dunque una identificazione: cioè nel caso migliore una democratizzazione in senso borghese. La tragedia degli estremisti consiste così nell'aver fatto regredire una lotta che essi verbalmente definiscono rivoluzionaria marxista-leninista, in una lotta civile vecchia come la borghesia: essenziale alla stessa esistenza della borghesia. La realizzazione dei propri diritti altro non fa che promuovere chi li ottiene al grado di borghese. [...]

Mentre gli estremisti lottano per i diritti civili marxistizzati pragmaticamente, in nome, come ho detto, di una identificazione finale tra sfruttato e sfruttatore, i comunisti, invece, lottano per i diritti civili in nome di una alterità. Alterità (non semplice alternativa) che per sua stessa natura esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori. […] Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. È ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto. [...]

C'è un'alterità che riguarda la maggioranza e un'alterità che riguarda le minoranze. Il problema che riguarda la distruzione della cultura della classe dominata, come eliminazione di una alterità dialettica e dunque minacciosa, è un problema che riguarda la maggioranza. [...]

Attraverso l'adozione marxistizzata dei diritti civili da parte degli estremisti […] i diritti civili sono entrati a far parte non solo della coscienza, ma anche della dinamica di tutta la classe dirigente italiana di fede progressista. Non parlo dei vostri simpatizzanti. Non parlo di coloro che avete raggiunto nei luoghi più lontani e diversi: fatto di cui siete giustamente orgogliosi. Parlo degli intellettuali socialisti, degli intellettuali comunisti, degli intellettuali cattolici di sinistra, degli intellettuali generici, sic et simpliciter: in questa massa di intellettuali - attraverso i vostri successi - la vostra passione irregolare per la libertà, si è codificata, ha acquistato la certezza del conformismo, e addirittura (attraverso un "modello" imitato sempre dai giovani estremisti) del terrorismo e della demagogia. [...]

Contro tutto questo voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare.

Pier Paolo Pasolini, "Intervento al congresso del Partito Radicale", Saggi sulla politica e sulla società (Mondadori, 1999)




Un moment après, l’auto s’arrêtait près des grilles du port.
La lune s’était levée. Un ciel laiteux projetait partout des ombres pâles. Derrière eux s’étageait la ville et il en venait un souffle chaud et malade qui les poussait vers la mer. Ils montrèrent leurs papiers à un garde qui les examina assez longuement. Ils passèrent et à travers les terre - pleins couverts de tonneaux, parmi les senteurs de vin et de poisson, ils prirent la direction de la jetée. Peu avant d’y arriver, l’odeur de l’iode et des algues leur annonça la mer. Puis ils l’entendirent.

Elle sifflait doucement au pied des grands blocs de la jetée et, comme ils les gravissaient, elle leur apparut, épaisse comme du velours, souple et lisse comme une bête. Ils s’installèrent sur les rochers tournés vers le large. Les eaux se gonflaient et redescendaient lentement. Cette respiration calme de la mer faisait naître et disparaître des reflets huileux à la surface des eaux. Devant eux, la nuit était sans limites. Rieux, qui sentait sous ses doigts le visage grêlé des rochers, était plein d’un étrange bonheur. Tourné vers Tarrou, il devina, sur le visage calme et grave de son ami, ce même bonheur qui n’oubliait rien, pas même l’assassinat.Ils se déshabillèrent. Rieux plongea le premier. Froides d’abord, les eaux lui parurent tièdes quand il remonta. Au bout de quelques brasses, il savait que la mer, ce soir-là, était tiède, de la tiédeur des mers d’automne qui reprennent à la terre la chaleur emmagasinée pendant de longs mois. Il nageait régulièrement. Le battement de ses pieds laissait derrière lui un bouillonnement d’écume, l’eau fuyait le long de ses bras pour se coller à ses jambes. Un lourd clapotement lui apprit que Tarrou avait plongé. Rieux se mit sur le dos et se tint immobile, face au ciel renversé, plein de lune et d’étoiles.Il respira longuement. Puis il perçut de plus en plus distinctement un bruit d’eau battue, étrangement clair dans le silence et la solitude de la nuit.
Tarrou se rapprochait, on entendit bientôt sa respiration. Rieux se retourna, se mit au niveau de son ami, et nagea dans le même rythme. Tarrou avançait avec plus de puissance que lui et il dut précipiter son allure. Pendant quelques minutes, ils avancèrent avec la même cadence et la même vigueur, solitaires, loin du monde, libérés enfin de la ville et de la peste. Rieux s’arrêta le premier et ils revinrent lentement, sauf à un moment où ils entrèrent dans un courant glacé. Sans rien dire, ils précipitèrent tous deux leur mouvement, fouettés par cette surprise de la mer.

Albert Camus, La Peste (Editions Gallimard 1947)