mercoledì 7 gennaio 2015

In principio fu il seme

«Dà vita al seme, e rinasce con il seme
Tanto ma tanto ma tanto tempo fa, Dio non solo non si chiamava Dio, ma era pure Femmina. Qua e là gli davano nomi diversi, tipo Gaia, oppure Potnia Theron, e poi Cibele, Astarte, Rea, Demetra... Insomma, paese che andavi, carta d'identità che trovavi. Tuttavia, un paio di attributi di non poco conto, in queste plurali Grandi Madri tettone e culone, ricorreva fedelmente in tutte le civiltà che hanno tramandato testimonianza di tale culto con statuette e reperti superstiti vari.

Queste due caratteristiche importanti fanno parte per un verso di tutto ciò che ha a che fare con la fertilità e la facoltà di procreazione, mentre per l'altro verso hanno a che vedere con l'esatto contrario, vale a dire il potere di dare la morte.

Iniziare il nuovo anno sulla paginetta del blog con argomenti funesti di questo genere è un po' tetro. A Lanciano siamo pure reduci da una innevata di quelle pesanti, la neve si è finalmente sciolta restituendoci ai ritmi vitali pre-natalizi, quindi se ci ficchiamo dentro il discorso delle Dee Madri-Terra che danno la vita, la tolgono una volta l'anno per poi donarla di nuovo dopo aver custodito spore e semini per tutto l'inverno, alla fine la cosa non è poi così lugubre. Magari è anche più divertente, perché spore e semini rimandano ad attività ginniche abbastanza piacevoli se estrapolate dal mondo dei campi e degli orti e riportate alle nostre esistenze procaci e cicciocarnose di esseri umani.

Biscottini con Montepulciano DOC e semi di cumino
Anche le Grandi Madri delle civiltà agricole e matriarcali precendenti l'avvento dei monoteismi mediorientali (3500-2500 a.C.) si dedicavano con generosità alle operazioni ingravidanti di cui sopra, ma lo facevano con controparti maschili “di passaggio”, paredri stagionali destinati alla morte dopo l'inseminazione della Dea-Terra eterna. Anzi c'è anche a chi andò molto peggio: per esempio a quel poveraccio di Osiride non restò nemmeno la consolazione della copula perché Iside si fece ingravidare del figlio Horus dopo aver ricomposto il cadavere del marito e averlo rattoppato in quel posto lì con un candelotto. Chi ha visto Medea di Pasolini invece magari si ricorda la scena per stomaci forti del sacrificio umano all'inizio del film, in cui un aitante giovinetto veniva crocefisso e poi dilaniato, e i cui resti e sangue erano infine frizionati su campi e vitigni a mo' di fertilizzante. E nemmeno lì ci scappava l'ultimo desiderio del condannato a morte.

Miti a parte, ritorniamo ai gloriosi amici semini. Dato che il corvo è un volatile, dato che Il Corvo Torvo è un'osteria, dato che ogni tanto il maschio Silvano propone stagionalmente e con estrosa virilità piatti che prevedono finiture a base di semi, non è un male toccare l'argomento sotto il profilo gastronomico. Anche perché, per quanto piccoli nelle dimensioni e apparentemente trascurabili, i semi non sono per niente delle cosine banali o accessorie – anche solo pensando a quello che viene fuori piantandoli in terra si capisce il perché. Ogni singolo semino nasconde in potenza un microcosmo vitale tutto suo, e magari suona pure un po' melodrammatico ma questa sì che è una questione commovente.

Qualche tempo fa, Silvano preparò dei Biscottini impastati con Montepulciano d'Abruzzo DOC e semi di cumino, mentre il menu alla carta corrente ospita gli Straccetti di pollo al curry e ananas e semi di cumino. Bene, il cumino è ricco in acidi grassi essenziali – ovvero acidi grassi non prodotti dall'organismo umano e quindi da introdurre necessariamente attraverso l'alimentazione – e ferro. I semi di cumino sono in realtà i frutti della pianta, e hanno un sapore piacevolmente amarognolo con una punta di piccante.
Il sesamo invece - quello che faceva aprire le porte di Alì Babà – ultimamente Silvano lo spolvera sui Maltagliati alla maggiorana con salsiccia e tartufo, a crudo, a piatto finito, e questa è un'ottima cosa perché gli olii contenuti nei semi si deteriorano con il calore e perdono un bel po' delle loro generose proprietà. Il sesamo costituisce una buona fonte di fibre, vitamine del gruppo B e sali minerali come calcio, magnesio, ferro e silicio.

Impasto con farina di canapa
Dai suoi semi si può anche ricavare un ottimo olio, così come anche nel caso della canapa. L'olio di semi di canapa ha un sapore che ricorda quello della noce, ed è ottimo nella preparazione di dolci in sostituzione di grassi animali, olii di semi vari – spesso prodotti da materie prime... maltrattate – e olio di oliva. I semi di Cannabis Sativa contengono potassio, fosforo magnesio, e una gran quantità di diverse vitamine. Al Corvo in realtà non se ne stanno utilizzando i semi ma la farina per il Timballino di crêpes di farina di canapa con zucca e porri e per i Maltagliati, ma quando c'è di mezzo Silvano, mai dire mai... 

Cra e auguri buon anno!



«Raccoglierai solo ciò che hai seminato»



Spunti tratti da:
- R. Graves, R. Patai, I miti ebraici, Milano 1988.
- C. Monti, Le erbe aromatiche e le spezie. Cucina, salute e bellezza, Milano 2002.
- L. Rangoni, La Grande Madre. Il culto del femminile nella storia, Milano 2005.

domenica 21 dicembre 2014

... e per le Feste: 26 dicembre coi DogsLoveCompany, 31 dicembre Capodanno al Corvo Torvo

I cani amano la compagnia, e i corvi pure!, oltre alla buona tavola. E dato che al Corvo, nonostante i suoi modi anticonformisti, piace pure il clima raccolto e festoso che inonda Lanciano e il mondo intiero negli ultimi giorni dell'anno, l'oste Silvano e la sua brigata chiamano a raccolta per due appuntamenti che ora andrete ad annotare sui vostri pronti taccuini cartacei e/o virtuali. 

Il primo è gastromusicale, è per il 26 dicembre, fa parte del calendario di Corvo Torvo Live che dallo scorso ottobre vi riempie cuore e orecchie di belle note a venerdì - più o meno - alterni (trovate tutti gli eventi in programma esattamente a questo link) ed è con i DogsLoveCompany. Corregionali e coinvolgenti, amici di lunga data del Corvo e dei suoi fedelissimi, i Dogs tornano non solo per rispolverarci memoria del “vecchio” album Cutina, ma proporranno anche un'anteprima del disco nuovo in lavorazione.

Tanto folk intriso di storie e profumi d'Abruzzo sullo sfondo di Mamma Majella, e poi blues, swing, bouzouky, fisarmonica... 


Come al solito Silvano ci metterà del suo dalle quinte dei fornelli, per cui la formula è quella che ben conoscete: appuntamento per cena con menu alla carta, così state comodi al tavolo tutta la sera, e poi concerto verso le 22.30, con ingresso liberissimo per chi decide di raggiungere l'Osteria con calma per un bicchiere e la musica. 

Il secondo appuntamento è tutto dedicato alla gola ed è per il 31 dicembre con il Capodanno al Corvo Torvo. Date un'occhiata qua sotto al menu - € 45,00 compreso di vino - e non dimenticate la mutanda rossa d'ordinanza.

mercoledì 10 dicembre 2014

I funghi dell'Alto Sangro (seconda parte)

"Son case buffe assai i funghi di laggiù"
Dove eravamo rimasti?

Tempo fa abbiamo pubblicato qui sul blog una prima piccola fiera campionaria degli esemplari micotici che Silvano è solito andare a scovare per i boschi in zona, ripromettendoci di continuare la sfilata a puntate. Ebbene, fra una cosa e l'altra il secondo episodio vede la luce dopo nientemeno che dodici lunghissimi mesidodici va scritto a lettere così la questione si fa ancora più inquietante/melodrammatica/imperdonabile(?)

È d'uopo chiedersi però: cos'è cambiato in tutto questo tempo in riferimento a quanto scritto e calato nell'etere nell'articolo sui funghi di cui sopra...?

Ecco: praticamente nulla, a parte qualche setola grigia di più in testa. Silvano ha continuato imperterrito ad andare a caccia fra le fronde e i ruscelletti dell'Alto Sangro e ormai fa parte dell'habitat, gioca a briscola coi cinghiali, gli scoiattoli gli tengono il cestino col bottino fungino, e insomma se lo semo giocato fra le nebbie e i faggeti. Nelle sue vene scorrono humus e ghiande, il che è un gran bene per gli amanti del Corvo Torvo e della sua caratteristica vocazione all'Universo Funghi

Quindi viva le Passioni!, viva la Natura!, viva il Fiuto di Silvano! E soprattutto eccovi la nuova carrellata illustrata dagli scatti del vostro Oste preferito.

***

Un profumato Prataiolo in mezzo al prato. Preso!
Agaricus Arvensis
 
Profumato di anice e amante delle terre grasse, dove lo si trova da maggio a ottobre fra l'erba dei prati umidi o in boschi di conifere, il Prataiolo è squisito da consumarsi sia crudo che alla griglia. Si riconosce per la polposità, per la carne bianca che tende a ingiallirsi già allo sfregamento e per le lamelle rosa scuro sotto il cappello ovoidale e appiattito sulla parte superiore, che raggiunge anche un diametro di 10 cm di lunghezza.  

Quinto Orazio Facco, che amava la bella vita e se la godeva – era quello del carpe diem per i meno ferrati – la sapeva lunga pure sui Prataioli, e nel Libro II delle Satire ne elogia il sapore squisito


Candidi Spinaroli
Tricholoma Georgi – Calocybe Gambosa

Meglio conosciuto come Prugnolo buono e – soprattutto – Spinarolo, questo bel fungone, dal cappello color beige tendente al nocciola e le lamelle bianche, emana un odore di farina. Lo si trova in primavera, e da qui il nome di Fungo di S. Giorgio (il 23 aprile è, appunto, San Giorgio). 

È facile scorgerlo a gruppetti di soci disposti lungo la sagoma di un fulmine, oppure in cerchi. Ha un sapore piuttosto spiccato rispetto ad altri funghi. 

 
Trombette nascoste invano all'esperto occhio silvanesco. Tana!
Craterellus Cornucopioides

Diciamolo pure: Trombetta della morte – questo il nome volgare – non è un giro di parole particolarmente accattivante se non praticate horror, darkettoni e affini. Eppure, se avete mangiato qualche bella zuppa di quelle stagionali del Corvo Torvo, è probabile che vi siate già pappati – uscendone indenni e pasciuti – questi singolarissimi funghi dalla forma a imbuto e di colore tendente al nero

Le Trombette hanno sapore dolciastro e Silvano ne fa incetta sia in estate che in autunno per poi prepararle fresche nei modi più svariati e appetitosi oppure essiccarle per i tempi di magra micotica. Don't Fear the Reaper e mangiate dunque: nome macabro ma ottima resa.


Creste di gallo nel sottobosco dell'Alto Sangro
Cantharellus Cibarius

Si tratta di un fungo dalla forma di imbuto coi bordi frastagliati a forma di cresta di gallo, tanto che è comunemente conosciuto col nome di Cresta di gallo oltre che Galletto, Gallinaccio e Finferlo. Non è proprio tipico tipico tipico dell'Alto Sangro in effetti, nel senso che è largamente diffuso praticamente nei boschi di tutta Europa dalla primavera all'autunno

È di un bel colore giallo intenso, emana un aroma quasi di prugna ed è consumato cotto, mentre mal si presta all'essiccamento. Si sa che di galletti nel pollaio è bene che non ce ne siano in numero plurale, ma i Galletti nel senso di funghi si trovano di solito a mazzetti


 
Dopo questo ultimo giro di becero humour di patata da due soldi possiamo darvi appuntamento alla terza appassionante puntata de I funghi dell'Alto Sangro. Ce n'è ancora da dire, e chi siamo noi per tenervi all'oscuro di tutto? Abbiate fede, torneremo. To be continued...